Iglesias (Italia)
Iglesias
comune
Iglesias – Stemma Iglesias – Bandiera
La cattedrale di Santa Chiara a Iglesias
La cattedrale di Santa Chiara a Iglesias
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Sardegna – stemma Sardegna
Provincia Carbonia-Iglesias – stemma Carbonia-Iglesias
Sindaco Luigi Perseu noto Ginetto (Centrodestra) dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 39°19′0″N 8°32′0″E / 39.31667°N 8.53333°E / 39.31667; 8.53333 (Iglesias)Coordinate: 39°19′0″N 8°32′0″E / 39.31667°N 8.53333°E / 39.31667; 8.53333 (Iglesias)
Altitudine 200 m s.l.m.
Superficie 206,27 km²
Abitanti 27 438[1] (30-4-2011)
Densità 133,02 ab./km²
Frazioni Barega, Bindua, Corongiu, Masua, Monte Agruxiau, Monteponi, Nebida, San Benedetto, San Giovanni Miniera, Tanì
Comuni confinanti Buggerru, Carbonia, Domusnovas, Fluminimaggiore, Gonnesa, Musei, Narcao, Siliqua (CA), Vallermosa (CA), Villacidro (VS), Villamassargia
Altre informazioni
Cod. postale 09016
Prefisso 0781
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 107009
Cod. catastale E281
Targa CI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti iglesienti
Patrono santa Chiara
Giorno festivo 11 agosto
Localizzazione
Iglesias è posizionata in Italia
Iglesias
Posizione del comune di Iglesias nella provincia di Carbonia-Iglesias
Posizione del comune di Iglesias nella provincia di Carbonia-Iglesias
Sito istituzionale

Iglesias (pron. iģlèʃi̯as[2], Igrèsias in sardo) è un comune italiano di 27.438 abitanti, capoluogo, assieme a Carbonia, della provincia di Carbonia-Iglesias nella Sardegna sud-occidentale, nella regione dell'Iglesiente di cui è il principale centro abitato e alla cui regione dà il nome. È sede vescovile (Diocesi di Iglesias).

Indice

[modifica] Geografia

[modifica] Geografia antropica

[modifica] Rioni e Quartieri

Oltre ai quattro quartieri storici che formano il centro medioevale della città che sono: Fontana, Castello, Santa Chiara e Mezo, vi sono altri rioni che si sono sviluppati con la moderna espansione della città, i più importanti sono: Campo Pisano, Campo Romano, Col di lana, Is Arruastas, Monte Cresia, Monte Figus, Monteponi, Palmari, Sant'Antonio, San Salvatore, Serra Perdosa, Vergine Maria.

[modifica] Geografia fisica

È situata a 200 m sul livello del mare e dista circa 8 km dal litorale.

[modifica] Cale, coste e spiagge del Comune

Nel litorale del Comune di Iglesias, partendo da nord verso sud, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute[3]:

  • Cala Domestica[4][5]
  • Costa di Cala Domestica con Torre spagnola
  • Grotta Su Forru (cioè: Il Forno)
  • Costa Portu Sciusciau (cioè: Porto Distrutto o Rovinato) con alte falesie (fino a oltre 100 m.)
  • Grotta delle Spigole
  • Costa Punta Corr'e Corti (cioè: Punta Picco della Corte o del Recinto) con alte falesie (fino a 103 m.)
  • Costa Porto di Canal Grande
  • Grotta Sardegna o Sardigna
  • Costa Punta Sedda 'e Luas (cioè: Punta Dosso o Sella delle Euforbie) con alte falesie (fino a 115 m.)
  • Costa Schina 'e Monti Nai (cioè: Dorso del Monte Nave) con alte falesie (fino a 162 m.)
  • Costa Punta Buccione o Punta Buccioni (cioè: Punta Sterpo o dello Sterpo) con alte falesie (fino a 167 m.)
  • Isolotto o Fariglione Pan di Zucchero (alto 133 m.)
  • Porto Flavia
  • Porto Bega Sa Canna (cioè: Valle [acquitrinosa] della Canna)
  • Porto di Masua
  • Spiaggia di Masua
  • Costa di Masua
  • Spiaggia di Portu Cauli (cioè: Porto Cavolo)
  • Costa di Portu Cauli (cioè: Porto Cavolo)
  • Cala di Punta Corallo o Punta Coraddu
  • Costa di Porto Corallo o Portu Coraddu
  • Costa di Porto Ferro o Portu Ferru
  • Costa di Portu Bruncu Cobertu (Porto Promontorio Coperto)
  • I Faraglioni di Portu Banda: Fariglione Maggiore (alto 36 m.) e Pinnacolo o Fariglione Minore (alto 30 m.)
  • Costa di Portu Banda o Porto Banda (cioè: Porto Plaga o della Plaga)
  • Costa di Porto Ghiano
  • Costa di Nebida
  • Isolotto o Fariglione L'Agusteri o S'Agusteri o forse S'Aligusteri (alto 35 m.) (cioè: Pescatore di Aragoste)
  • Costa Porto di Nebida
  • Calette di Porto Raffa
  • Costa di Porto Raffa

[modifica] Storia

[modifica] Preistoria e storia antica

Chiesa di San Salvatore
Nostra Signora di Valverde

La zona dove sorge l'odierna città di Iglesias era già frequentata in epoca antica: le tracce più antiche d'insediamento umano risalgono alla Cultura neolitica di San Michele di Ozieri, con le tombe a fossa dette Domus de Janas, nell'area montuosa di San Benedetto. Al periodo prenuragico appartengono anche i ritrovamenti ascrivibili alle culture di Monte Claro, del Vaso campaniforme e di Bonnanaro rinvenuti nelle grotte circostanti [6]. Seguono ulteriori tracce di frequentazioni nuragiche (vari Nuraghi, ormai diroccati, sono presenti sul territorio), e ovviamente immancabili rinvenimenti archeologici di ceramiche fenicio-puniche. In Età romana risulta che vi siano state frequentazioni assidue, specie per via delle Miniere d'argento presenti sul territorio. Le fonti parlano di Metalla, la favolosa città perduta, forse al confine tra Iglesias e Fluminimaggiore, sito principale di estrazione mineraria nel territorio.

[modifica] Storia medioevale

Nell'Alto Medioevo si perdono le tracce umane, per lo meno nella prima metà. Dall'VIII secolo d.C., invece, riappaiono tracce urbane, con la chiesa tardo-bizantina di San Salvatore, recentemente restaurata e recuperata, che è una testimonianza della presenza degli eserciti di Bisanzio. Dopo l'abbandono dell'isola da parte dei bizantini, il territorio fu compreso nella curatoria del Cixerri e seguì le sorti del giudicato di Cagliari che dominò tutta l'area meridionale della Sardegna fino al XIII secolo. Nel 1258 a seguito della spartizione del giudicato, la parte occidentale corrispondente al "terzo" del territorio giudicale (curatorie del Cixerri, Sulcis, Nora, Decimo) venne assegnata alla famiglia pisana dei Della Gherardesca. Questo terzo fu diviso poi nel 1282 in due "sesti" ; un sesto comprendente le due curatorie meridionali e Decimo andò a Ghearardo della Gherardesca mentre il sesto corrispondente alla curatoria del Cixerri passò al conte Ugolino della Gherardesca[7]; grazie alle sua iniziative, presso la zona dove sorgeva la chiesa bizantina di San Salvatore, venne fondata la nuova città di Villa di Chiesa (in latino Villa Ecclesiae) . I Della Gheradesca ugoliniani vi costruirono un castello detto di Salvaterra o di San Guantino[8] (pesantemente modificato e restaurato nei secoli) e finanziarono la costruzione di diverse chiese, fra le più importanti si possono citare la Chiesa di Santa Chiara edificata fra il 1284 e il 1288 e quella di Nostra Signora di Valverde costruita tra il 1285 e il 1290; molte altre chiese sorsero negli anni a venire, tante da determinare il nome della città[9].

Dopo la morte del conte Ugolino avvenuta nel marzo del 1289 nella Torre della Fame di Pisa dove era stato imprigionato l'estate del 1288 a causa dell'accusa di sedizione e alto tradimento, i suoi possedimenti sardi del Cixerri furono ereditati dal figlio Guelfo della Gheradesca che, sfuggito all'autorità di Pisa nel 1288, si era stabilito a Villa di Chiesa. Guelfo portò avanti una politica di ostilità verso il potere centrale della repubblica e coniò nella neonata zecca di Villa di Chiesa una moneta propria in argento sulla quale campeggiava la scritta in latino "GUELFUS ET LOTTUS COMITES DE DONORATICO ET TERCIE PARTIS REGNI KALLARI" ; in seguito tentò di impadronirsi con la forza del "sesto" (curatorie del Sulcis, Nora e Decimo) che dopo la divisione del 1282 era passato a Gherardo della Gherardesca, occupando il castello di Gioiosa Guardia presso Villamassargia. La risposta di Pisa non si fece attendere e nel 1295 le truppe della repubblica guidate dallo zio avversario Ranieri Della Gherardesca e da Lupo Villani e coadiuvate dalle forze di Mariano II di Arborea assalirono Villa di Chiesa e la espugnarono. Guelfo venne ferito da una "verga sardesca" nei pressi di Domusnovas e tentò quindi la fuga verso Sassari ma morì a causa di un'infezione nell'ospedale di Siete Fuentes situato nel territorio del giudicato di Arborea. Villa di Chiesa venne amministrata per un breve periodo dagli arborensi per poi passare nuovamente sotto il saldo controllo del comune di Pisa tra il 1301 e il 1302[10].

Sotto la dominazione di Pisa, Villa di Chiesa divenne ben presto una delle città più importanti e popolose della Sardegna grazie ad un nuovo impulso nell'estrazione del carbone, della blenda (minerale di zinco) e della galena (minerale di piombo), nonché di modeste quantità d'argento. La città popolata in maggioranza da sardi e pisani ospitava anche altre comunità tra cui una comunità tedesca[11]. Fiore all'occhiello della città medioevale è il Breve di Villa di Chiesa, il più antico Codice di Leggi della Città, esistente in una copia del 1327 perfettamente conservata e custodita presso l'Archivio Storico Comunale.

Chiesa di San Francesco (XIV secolo)
Il vecchio palazzo municipale
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Assedio di Villa di Chiesa.

Conquistata dagli aragonesi il 7 febbraio 1324 dopo un assedio durato più di sette mesi, Villa di Chiesa fu la prima città sarda a cadere sotto il dominio iberico e la prima città del neonato Regno di Sardegna ad ottenere il riconoscimento di città regia nel giugno del 1327. Per tutto il periodo della dominazione aragonese e spagnola, durata circa quattro secoli, fu una delle più importanti e popolose città del regno. Durante questa fase storica si diffuse l'uso del catalano e poi del castigliano, idioma dal quale deriva l'attuale denominazione: Iglesias (Chiese).

[modifica] Storia moderna e contemporanea

Nel corso del XVIII secolo, anche a causa del quasi totale abbandono dell'attività mineraria, Iglesias e i suoi abitanti, riciclatisi in agricoltori e allevatori, saranno tra i maggiori protagonisti del ripopolamento delle terre pressoché disabitate del basso Sulcis e dell'isola di Sant'Antioco [12]. I nuclei insediativi ad economia agro-pastorale (denominati Furriadroxus e Medaus) che si vennero a formare, in alcuni casi riunedosi fra loro diventeranno dei comuni a se stanti nel secolo successivo:

« Gli abitanti della vecchia Città di Iglesias costruirono casette nelle lontane campagne per immagazzinare derrate e sorvegliare i pastori, i Furriadroxus, riunite più tardi in borgate (boddeus o oddeus) e poi costituitesi alcune in Comune, autonomo da Iglesias, nel ‘800. , Osvaldo Baldacci - I fondamenti geografici dello sviluppo di Iglesias in Studi Sardi »

Passata intanto ai Savoia con tutta l'isola nel 1720, a partire dalla metà dell'Ottocento grazie alla riapertura delle vicine miniere la città visse un periodo di rinnovamento economico, sociale e culturale. Molti tecnici e lavoratori provenienti da varie parti della Sardegna ma anche dal Piemonte, dal Bergamasco[13][14] ecc. si stabilirono in questo periodo in città facendo si che nel giro di circa quarant'anni la popolazione passasse da circa 5.000 abitanti (cifra che sia era mantenuta pressoché stabile sin dal Medioevo) a circa 20.000 nei primi del novecento. A partire dal secondo dopoguerra il comparto minerario sardo entrò in crisi; gli effeti di tale crisi non tardarono a coinvolgere anche l'Iglesiente e le sue miniere e la stessa città di Iglesias.

Nel 1821 Iglesias venne eletta dai Savoia capoluogo dell'omonima provincia, comprendente 23 comuni del territorio iglesiente (o del Ciserro), sulcitano e dell'antico giudicato di Colostrai[15]. La Provincia di Iglesias rimase in vita sino al 1848[16], tuttavia la città divenne capoluogo del circondario di Iglesias e dell'omonimo mandamento (all'interno della Provincia di Cagliari), enti che restarono in attività sino alla loro soppressione nel 1927. Il 12 ottobre 2005 con Delibera del Consiglio Provinciale n. 21 (Determinazione del Capoluogo. Atto Statutario.) a Iglesias, unitamente a Carbonia, è stata attribuita la qualifica di capoluogo della Provincia di Carbonia-Iglesias, della quale vi hanno sede gli organi del Consiglio Provinciale.

[modifica] Onorificenze

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— Conferito a Villa di Chiesa (Iglesias) il 7 giugno 1327 da Giacomo II d'Aragona

[modifica] Cultura

[modifica] Riti della Settimana Santa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Riti della Settimana Santa in Sardegna#Iglesias.

Particolarmente suggestivi risultano essere ad Iglesias i riti della settimana di Pasqua organizzati dalla antica Arciconfraternita del Santo Monte[17]. La confraternita è attiva da cinque secoli come dimostrano le cronache del Seicento, si legge infatti che il 16/06/1616 arriva l'elevazione al rango di Arciconfraternita.

L'attività della stessa si manifestava nei tempi passati come l'assistenza ai condannati a morte ed ai malati oggi invece con l'aiuto alle persone più bisognose che stanno ai margini della società. I riti della settimana santa non hanno subito particolari modifiche nel corso dei tempi e mantengono una impostazione fondamentalmente simile, le pochissime novità portate sono minime ed essenziali. I "confratelli" che formavano la associazione erano di provenienza nobile e appartenevano alle famiglie più in vista della città.

La gerarchia interna della confraternita è composta da un Conservatore, da un vice Conservatore, un Tesoriere, un Segretario e dal Sacrista Maggiore che hanno funzione di regolare le attività che vengono dirette e realizzate dal Corpo dei Confratelli o "Germani". L'abito di questi ultimi che si apprezza durante i riti è di chiara ispirazione e influenza spagnola, esso è bianco, lungo fino ai piedi e composto da un cappuccio con una visiera abbassata (sa visiera) dove compaiono solamente due fori per gli occhi. Il martedì santo si svolge la processione detta "dei misteri" vengono infatti portati sette simulacri che ricordano la passione di Cristo, essi rappresentano Gesù che prega nell'orto degli ulivi, la sua cattura, la flagellazione, l'Ecce Homo, la salita verso il Calvario, la Crocifissione e la Maria Addolorata. Le statue sono portate a spalla dai "Babballottis" tipica figura deli riti Iglesienti.

Il mercoledì santo si procede alla benedizione e distribuzione ai fedeli dei rami di ulivo che adornavano la statua di Gesù che pregava nelle processione dei misteri. Il giovedì santo a sera il Santissimo Sacramento viene solennemente esposto. È solito visitare queste cappelle dette delle Reposizione. Per questo motivo, per antichissima tradizione, il Santo Monte sortisce in processione per compiere questo atto di pietà e di fede accompagnato dalle altre confraternite cittadine (Santissimo Sacramento e San Giuseppe).

A questa processione partecipano adulti e bambini con la tradizionale abito da babalotti: quest'abito ricorda quello degli antichi flagellanti che sin dal XIII secolo caratterizzavano con la loro presenza i principali momenti di fede della città. Rigorosamente incappucciati, come d'altra parte i Germani del santo monte, sfilano per i selciati della città vecchia in religioso raccoglimento, scortando il simulacro della Vergine Addolorata. Il tamburo e la matraccas (comprese quelle enormi che aprono il corteo) avvisano e scandiscono lo snodarsi del corteo.

Il venerdì Santo è sicuramente il giorno più suggestivo della settimana santa, i Germani provvedono in strettissimo riserbo alla deposizione del crocifisso alle 15.00 in punto e poi iniziano i lunghi preparativi per la processione detta del "descenso" che inizia in tarda serata nelle vie del centro storico illuminate con della torce accese lungo i muri, il corteo inizia con la presenza de "Is Vexillas" con gli strumenti della Passione di Cristo, poi è il turno di San Giovanni e la Maddalena due bambini vestiti con abiti di foggia orientaleggiante accompagnati dagli Obrieri del Descenso che sono i due Germani responsabili della deposizione del Crocifisso e dei dettagli organizzativi di questa processione, poi passano "Is Varonis" che rappresentano le figure di Giuseppe di Arimatea e Nicodemo accompagnati da due servi, poi è la volta del baldacchino con il Gesù morto portato a spalle dai fedeli, la statua è a grandezza naturale opera artistica del XVII secolo. Dietro il baldacchino con Gesù senza vita la statua dell'Addolorata scortata dai componenti dell'Arciconfraternita, dietro di loro la grande croce lignea portata dai "Penitenti".

[modifica] Corteo storico medioevale

Tra le varie manifestazioni storiche che si svolgono ad Iglesias la più importante è senza dubbio rappresentata dal "Corteo storico medioevale" che si svolge per le strade della cittadina mineraria il 13 di agosto. Il corteo è un evento molto particolare e suggestivo soprattutto per la bellezza degli indumenti tipici medioevali che vengono indossati da centinaia di partecipanti. La manifestazione si svolge nel cuore della cittadina medioevale percorrendo le vie del centro storico, i partecipanti sfilano accompagnati dal suono dei tamburi, delle chiarine e dalle evoluzioni molto particolari degli sbandieratori.

I figuranti che partecipano alla sfilata sono intorno alle 500 unità e appartengono ai quattro Quartieri Storici della città di Iglesias (Castello, Santa Chiara, Fontana e il Quartiere di Mezo) ed alle associazioni, corporazioni e gruppi storici cittadini (Gruppo Storico Ghibellina, Società Balestrieri Villa Ecclesiae, Associazione Balestrieri Iglesias, Gruppo Storico Musici Porta Sant'Antonio, Compagnia dell'Arco, Gruppo Storico Antiche Porte, Corporazione Vignaiuoli Contadini e Tavernari, Sbandieratori Aquile Ghibelline, Corporazione Lavoratori di Fosse, Saggitarii Vagantes, Sbandieratori di S.Guantino del Quartiere Castello) e di altri sodalizi soprattutto di alcuni comuni toscani come Pisa, Lucca, San Sepolcro, Castiglion Fiorentino, Massa Marittima e altri ancora.

Il corteo medioevale nato nel 1995, fu organizzato dal quartiere Castello. Il corteo si ispira all'amministrazione pisana in Villa di Chiesa (Iglesias secolo XIV) e propone attraverso la ricostruzione dei costumi, la borghesia toscana che viveva in città, fino dal tempo del conte Ugolino della Gherardesca icona storica di questa bella città che conserva un taglio toscano nell'urbanistica e nella cultura alla quale si ispira appunto il corteo storico medioevale. È organizzato dalla S.Q.M.V.E. (Società Quartieri Medioevali Villa Ecclesiae) e il Comune di Iglesias che sono riusciti, con l'apporto fondamentale dei gruppi cittadini in costume, a fare dell'Estate Iglesiente un appuntamento con la storia e lo spettacolo unico nel suo genere in tutta la Sardegna. La fama del corteo ha attraversato i confini regionali e oramai è un appuntamento di livello nazionale inserito in tutti i siti web che trattano di turismo, cultura e tradizioni.

Abiti tradizionali di Iglesias alla processione di Sant'Efisio

[modifica] Costumi tradizionali

I costumi tipici di Iglesias sono influenzati dai costumi spagnoli. Gli abiti tradizionali femminili sono: la "Nostrada", con la "mantiglia" di seta bianca e celeste e la "Massaia", con la mantelletta di panno e la gonna rossa, plissettata. L'abito maschile tipico è di orbace nero accompagnato talvolta, durante le cerimonie, da un giubbetto di panno o velluto azzurro, indossato in passato dai più abbienti. Fra i copricapi utilizzati dagli uomini particolare interesse desta il cappello nero a falda larga somigliante agli analoghi copricapi spagnoli.

[modifica] Economia

Alfonsino

[modifica] Le miniere

Iglesias conobbe alti e bassi nel corso della sua storia a causa dell'economia quasi esclusivamente legata alle risorse minerarie. I momenti di maggior splendore vanno ricercati durante le già citate dominazioni pisana e aragonese (testimonianza di ciò la presenza di una zecca propria nella quale venne coniata una moneta in mistura d'argento chiamata Aquilino nel periodo pisano e successivamente Alfonsino nel periodo aragonese) . Durante il dominio sabaudo, alla meta del XIX secolo, dopo secoli di semi-inattività le miniere furono rimesse a regime e sul finire del secolo il Ministro delle Finanze Quintino Sella caldeggiò l'istituzione di una Scuola per Capominatori, e si meritò gloria imperitura con un monumento nella piazza principale della città. È da precisare che durante lo sfruttamento delle sue miniere per esigenze scavatorie e di trasporto dei minerali nelle gallerie, gli ingegneri del tempo ricorsero ad un'importante invenzione(l'escavatore mobile su ruote gommate, a doppia trazione e a sterzo mobile e a pala o a cucchiaio) che si diffuse poi in tutto il mondo (in seguito alla cessione del brevetto ad una società scandinava che la commercia ancora oggi), nota come l'Autopala Montevecchio[18].

Nel XXI secolo, finita per sempre la ricchezza mineraria (pochissime miniere continuano a sopravvivere), Iglesias cerca di convertirsi a città turistica sfruttando le attrazioni di epoca medievale. Diverse iniziative sono nate (corteo medievale, torneo dei balestrieri, partita degli scacchi viventi ecc..) e la città si sta rifacendo il trucco per assomigliare sempre di più a quella di settecento anni fa.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Luigi Perseu noto Ginetto (Centrodestra) dal 30/05/2011

[modifica] Gemellaggi

[modifica] Sport

Nel calcio la città mineraria è rappresentata nei tornei di Prima Categoria dalla F.C. Monteponi Iglesias, fondata nel 1925, e nel girone C di Seconda Categoria dall' A.S.D. Iglesias fondata nel 2009.

Nel calcio a 5 i colori cittadini sono portati dall' A.S.D. Iglesias Calcio a 5 (ex 2000 Monteponi Calcio a 5), che milita attualmente in serie C1, a seguito della promozione dalla serie C2 ottenuta nella stagione 2010/2011. Iglesias nel calcio a 5 è rappresentata anche dalla società Futsal Glema San Pio X che milita nel campionato di serie C2. La società Futsal Glema San Pio X è l'unica ad avere un settore giovanile nel Sulcis Iglesiente militando nel campionato allievi.

Per quanto riguarda la pallavolo maschile è rappresentata dalla Comer Volley Iglesias che milita nel campionato di B1 nazionale maschile ed in 1ª Divisione. In serie C femminile invece milita la Sardegna Piscine Volley Iglesias, mentre in serie D partecipa la Volley Futura Iglesias.

La città è rappresentata anche nel campionato italiano di baseball in Serie B nazionale (dopo aver vinto il campionato di serie C2 regionale nel 2008 e quello di C1 nazionale nel 2009) dall'Iglesias Baseball e nel campionato italiano di softball maschile dall'Iglesias Softball militante in serie A nel girone A.

Il basket è in città con la Polisportiva San Pio X, che partecipa con la squadra seniores al campionato di Serie D regionale e a vari campionati giovanili dal minibasket al under 17.

Nell'atletica si distingue la Jolao, che ha lanciato tra gli altri il pluricampione italiano di salto in lungo Nicola Trentin.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Personalità legate ad Iglesias

[modifica] Curiosità

  • Una piccola cittadina agricola con lo stesso nome (Iglesias) si trova nelle Asturie, nel nord della Spagna.
  • Nel comune di Iglesias è presente una foltà comunità originaria di Desulo (4000 persone circa) , paese della Sardegna centrale [19].

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Iglesias. dizionario.rai.it. URL consultato il 14 agosto 2011.
  3. ^ Salvatore Colomo, Sardegna - Guida alle Coste, Cagliari, Società Editrice L'Unione Sarda, 2010.
  4. ^ Cala Domestica in Unionesarda.it. URL consultato il 13 maggio 2011.
  5. ^ Geoportale nazionale. URL consultato il 13 maggio 2011.
  6. ^ Musei in rete nella Sardegna del sud - Iglesias
  7. ^ Francesco Cesare Casula, op. cit., p.291
  8. ^ Castello di Salvaterra
  9. ^ Francesco Cesare Casula, op. cit., p.293
  10. ^ Francesco Cesare Casula, op. cit., p.294
  11. ^ Sardegna-Touring club italiano pg.200
  12. ^ Ripopolamento e progresso economico del Sulcis dal XVIII al XX Secolo - di Carlo Pillai
  13. ^ Stefano Musso-Tra fabbrica e società : Mondi operai nell'Italia del novecento pg.315
  14. ^ Nuccio Guaita-Minatori bergamaschi a Monteponi (1857-58)
  15. ^ Vittorio Angius, Luciano Carta (a cura di), Città e villaggi della Sardegna dell'Ottocento : Icnhusa-Ozieri (Riedizione delle parti relative alla Sardegna del Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, editore G. Maspero e G. Marzorati) (Pdf), Ilisso Edizioni [1833-1856], 2006, 607-642(609-644 nel pdf). ISBN 978-88-89188-89-7 URL consultato il 13 marzo 2011.
  16. ^ *Francesco Floris (a cura di), La Grande Enciclopedia della Sardegna - 5º volume (pdf), Sassari, Editoriale La Nuova Sardegna, 2007, pp. 89. URL consultato il 15 marzo 2011.
  17. ^ Sito ufficiale Arciconfraternita del Santo Monte Iglesias
  18. ^ Igea SPA Interventi Geo Ambientali - Museo Macchine da miniera
  19. ^ Sardegna 24 - Un’Isola spaccata in due tra spopolamento e povertà , 30 ottobre 2011

[modifica] Bibliografia

  • Franco Cesare Casula, La Storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino Editore, 1994.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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Fonte: Wikipedia. Data: 05/23/12, 2:48 am

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