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Indoeuropei
Con il termine Indoeuropei si indica un insieme di popolazioni che, parlando un comune idioma denominato proto-indoeuropeo, avrebbe popolato un'area geografica comune tra la metà del V millennio a.C. e l'inizio del II millennio a.C.[1]. Tale etnia si sarebbe poi dispersa per l'Eurasia a causa di dinamiche complesse di diffusione, legate a linee di transumanza e commercio preistoriche, e a dinamiche di sovrapposizione militare a partire da azioni "opportunistiche", nate forse da instabilità di carattere demografico, dando così origine a diversi popoli che conservano tuttora fortissime ed evidenti analogie linguistiche (lingue indoeuropee).
[modifica] Gli indoeuropei[modifica] L'origine della teoria: la lingua comune
La teoria dell'esistenza di una proto-popolazione nasce da studi linguistici e precisamente dalla linguistica comparativa, la quale ha mostrato come si possano identificare in popolazioni tra loro distanti, anche geograficamente, forti caratteristiche comuni, non solo nel lessico, ma anche nella morfologia linguistica, nella grammatica e addirittura nella cultura. Come hanno sottolineato studiosi come Georges Dumézil e Émile Benveniste ci sono forti parentele linguistiche, testimoniate dai numerosi vocaboli aventi l'etimo in comune e che investono diverse aree d'interesse (la religione, le istituzioni, la famiglia, l'agricoltura, ecc.)[2], nonché l'ideologia tripartita, ossia la suddivisione della realtà esistente all'interno di tre funzioni specifiche (sacrale, guerriera, produttiva) la quale si ritrova, consapevolmente come tale, soltanto presso i popoli di stirpe indoeuropea.[3][4] Questi studi si basano su analisi linguistiche ed antropologiche, che pervengono ad una proto-cultura, una proto-popolazione e una proto-lingua[2]. [modifica] Il popolo guerrieroAttualmente la tesi maggioritaria in storiografia pone, come origine alle migrazioni indoeuropee, una loro invasione, diffusasi esternamente in più direzioni dalla propria Urheimat, in qualità di genti militarmente superiori. Molte ipotesi diffuse nel secondo dopoguerra circa l'origine degli Indoeuropei tentano di sgombrare il campo degli studi da ogni identificazione fra affinità linguistica e base razziale, in ogni caso allo stato attuale l'idea degli Indoeuropei invasori è quella più accettata, sebbene da alcune fonti messa in discussione. Alle sue origini lo studio dell'indoeuropeo veniva mischiato, soprattutto fra gli indoeuropeisti di scuola tedesca (es. Gustaf Kossinna), con lo studio delle lingue germaniche e della cultura dei Germani, che si presentavano come guerrieri patriarcali rozzi e feroci, primitivi e nomadi, in opposizione all'avanzata civiltà mediterranea antica greco-latina. Andando assai più indietro nel tempo, nelle tradizioni fra storia e leggenda che circondano l'origine dell'età antica mediterranea, agli studiosi si offriva il modello dell'invasione dorica che, intorno al 1100 a.C. avrebbe spazzato via la civiltà greca preesistente, anch'essa indoeuropea (e non meno guerriera, visto che aveva sopraffatto la civiltà asiatica dei Troiani). Quanto al ramo indiano dell'indoeuropeo, o indo-germanico, era fin troppo facile ravvisare, nei Veda come nei più tardi poemi epici Mahābhārata e Ramayana, il sovrapporsi, a genti preindoeuropee, di una società guerriera, non dissimile da quella descritta nei poemi omerici. Alle origini del metodo neogrammatico e della linguistica comparativa, i linguisti seguivano il modello, piuttosto rozzo, dell'albero genealogico (la cosiddetta Stammbaumtheorie o "modello di evoluzione ad albero" di Schleicher: dalla protolingua si dipartivano due varianti o rami, orientale, satem, occidentale, kentum, che poi a loro volta si frammentavano in sottofamiglie ulteriori, fino ad arrivare alle lingue storiche), con risultati più che ovvi: gli Indoeuropei erano una popolazione nomade primitiva, guerriera, patriarcale, venuta dal nord.[5] Questo era l'archetipo dell'indoeuropeo, o ario, ed a dare forza a questa ipotesi vi erano indizi indiretti provenienti da aree tutt'altro che nordiche (ad esempio, gli eroi achei di Omero sono biondi, quella che veniva considerata la più achea e la più guerriera delle dee di Omero, Atena, ha, secondo l'interpretazione più diffusa dell'epiteto che la caratterizza, cioè Glaucopide, gli occhi glauchi, cioè blu-verdi o blu-grigi[6], oltre ai capelli biondi).[7] L'ipotesi più diffusa sulla tipologia di popolazione era quella di un popolo di guerrieri nomadi che, migrando dalle sue sedi originarie a causa della scarsità di risorse, avrebbe travolto le civiltà preesistenti, portando tuttavia delle innovazioni tecnologiche come la metallurgia del bronzo, poi del ferro, l'uso del carro da guerra e del cavallo. [modifica] Le conseguenze storico-politiche della teoria
Questa tesi ricostruiva gli Indoeuropei come un popolo rozzo e guerriero ma, paradossalmente, più evoluto degli altri sotto altri aspetti legati in particolar modo all'uso di strumenti da guerra (carro, cavallo, armi in ferro), alla struttura sociale ed all'aspetto rituale-spirituale.[8] Tale idea ebbe conseguenze importanti nella storia dell'evoluzione del pensiero politico occidentale, dando origine, in taluni ambienti, ad un'acquisizione nell'ideologia di riferimento delle acquisizioni della linguistica. Tali interpretazioni in molti casi avallarono varie dottrine aggressive e razziste, che hanno segnato la storia del mondo fra Ottocento e Novecento: dalla legittimazione del colonialismo imperialista delle potenze europee, fino alle politiche antisemite del nazionalsocialismo.[9] [modifica] Il problema della Urheimat
Sebbene gli studiosi abbiano ricostruito la storia dell'unità linguistica indoeuropea (Ursprache), rimane ancora il problema di comprendere la patria di provenienza (Urheimat) di questa ondata migratoria ed i motivi che l'avrebbero provocata. La ricerca dell'Urheimat, vale a dire la patria originaria o dimora natia del popolo (o meglio, del gruppo di tribù affini) che parlava la protolingua (o meglio, i suoi dialetti) diventa fondamentale per indirizzare la ricerca archeologica e storica verso una direzione piuttosto che verso un'altra. Tale ricerca ha dato luogo ad un ampio ventaglio di ipotesi, derivanti dai più diversi approcci metodologici: la patria di origine è stata di volta in volta identificata nell'India, nell'Asia minore, nei Balcani, nelle regioni baltiche, nella Russia meridionale o addirittura in Egitto. Uno di questi è basato su una prospettiva che, sul piano paletnologico, si può definire "migrazionista", ed è collegato con l'idea che gli Indoeuropei si siano ovunque sovrapposti, in una o più fasi, alle popolazioni preindoeuropee, soggiogandole e dominandole come élite guerriere, che poi imposero la loro lingua alle genti sottomesse (secondo un modello che Andrew Colin Renfrew ed altri studiosi definiscono "mutamento linguistico per sovrapposizione di un'élite").[10] [modifica] Il problema della cronologiaCollegato al problema della patria originaria è il dilemma relativo alla cronologia della diffusione degli Indoeuropei: le ipotesi principali (epoca e luogo di partenza della loro diffusione), fanno capo a tre orientamenti di massima:
[modifica] L'invasione calcolitica (Marija Gimbutas)
L'interpretazione maggiormente accettata oggi, perché meglio fondata su un'attenta valutazione dei dati archeologici e sostenuta da diversi studi scientifici, è stata fornita dalla studiosa lituana Marija Gimbutas. La Gimbutas ha vagliato con precisione le testimonianze delle culture materiali dell'est europeo, identificando gli Indoeuropei con una cultura guerriera dell'età del bronzo (epoca: circa 4000 - 2000 a.C.): la cultura kurgan, così denominata a partire dalle grandi sepolture a tumulo (i kurgan appunto) che la caratterizzano, tombe nelle quali venivano seppelliti i principi locali insieme alle loro mogli e concubine, agli schiavi ed a tutto il séguito, secondo un'usanza diffusa in molte civiltà antiche.[12] Dagli studi della Gimbutas emerge un quadro abbastanza semplice e lineare della comparsa degli Indoeuropei sulla scena della storia: migrando dalle loro regioni d'origine (Urheimat collocata fra gli Urali e il Danubio), le popolazioni indoeuropee si sarebbero sovrapposte un po' ovunque (dall'Europa occidentale all'India) alle popolazioni neolitiche preindoeuropee, come élites guerriere tecnicamente più avanzate (detentrici della metallurgia del rame e del bronzo), imponendo in gran parte alle popolazioni sottomesse la loro struttura sociale e la loro religione.[12] [modifica] Gli Indoeuropei come agricoltori neolitici (Colin Renfrew)
L'ipotesi anatolica chiamata anche "Teoria della discontinuità neolitica di Renfrew", propone che i Proto-indoeuropei si originarono nell'Anatolia neolitica. Questa ipotesi sostiene che i parlanti della lingua Proto-indoeuropea (PIE) attraverso la loro espansione dall'Anatolia durante la rivoluzione neolitica, tra il settimo e il sesto millennio a.C., diffusero sia le nuove tecniche agricole che le lingue indoeuropee.[10] [modifica] La teoria della "fusione" (Luca Cavalli-Sforza)
Esiste la possibilità che le due teorie precedenti possano essere parzialmente conciliate, come ha suggerito Luigi Luca Cavalli-Sforza. Secondo questa variante gli Indoeuropei sarebbero frutto di una fusione tra le popolazioni neolitiche di tipo mediterraneo provenienti dall'Anatolia, portatrici dell'agricoltura nella Russia meridionale verso il 8000-7000 a.C. e le locali popolazioni di tipo cromagnonoide di Sredny-Stog, sopravvissute all'ultima glaciazione Wurm nel rifugio glaciale nord-pontico. Questa proposta sembra conciliarsi con la teoria del doppio strato per l'antico indoeuropeo, proposta indipendentemente in linguistica da Uhlenbeck. Infatti il cosiddetto indoeuropeo ricostruito dà l'impressione di essere il frutto di un'antica creolizzazione tra una lingua di tipo ugrofinnico e una lingua affine al basco (vedi anche Na-dene-caucasico). [modifica] La continuità paleolitica (Mario Alinei)
Una teoria innovativa circa l'origine degli Indoeuropei è la cosiddetta PCT o teoria della continuità paleolitica, in base alla quale l'indoeuropeo sarebbe la lingua delle tribù di homo sapiens pervenute in Europa dall'Asia alla fine del paleolitico superiore. Mario Alinei[13] ha recentemente proposto che gli indoeuropei potrebbero essere semplicemente le genti autoctone dell'Europa, stanziate nel vecchio continente fin dal 40.000 a.C., l'epoca della sua prima occupazione da parte dell'uomo moderno. L'ipotesi non è però molto accettata, perché tra l'altro non spiegherebbe in maniera convincente l'origine delle famiglie linguistiche europee, ma non-indoeuropee, quali ad esempio il basco, o l'estinto iberico. Inoltre, spesso, i sostenitori della teoria della continuità paleolitica fanno risalire al paleolitico anche differenze linguistiche che si spiegherebbero meglio con eventi storici noti e assai più recenti. La teoria della continuità paleolitica, così diversa dalla teoria tradizionale, è rifiutata dalla maggioranza degli indoeuropeisti, anche se si sta ritagliando una sua nicchia di consenso. [modifica] ConclusioniRiguardo alla patria originaria degli Indoeuropei ed al centro di irradiazione delle lingue indoeuropee, nessuna delle teorie attualmente in circolazione è ritenuta in grado di spiegare tutti i dati. Sulla teoria dell'espansione calcolitica a partire dalla regione uralo-pontica pesano le critiche di Renfrew. La soluzione dell'espansione neolitica sembra avere dalla sua una serie di dati indiretti a favore, ma non è affatto scevra di contraddizioni. Esistono tuttavia una serie di proposte teoriche e di linee argomentative che additano una soluzione in grado di rendere conto di tutte le evidenze in nostro possesso, e resistono a tutte le obiezioni presentate finora. L'indoeuropeo è portatore di segnali culturalmente in contraddizione, in quanto un diasistema, cioè non una lingua unica, ma un insieme di dialetti fortemente affini, diffusi su un territorio ampio, per quanto circoscritto, e caratterizzati da varianti diatopiche, cioè varianti linguistiche locali compresenti in uno stesso periodo. Inoltre si è diffusa l'idea di una molteplicità di strati dell'indoeuropeo, connessa alla quale è la dissoluzione del problema della Urheimat: nella sua forma estrema, questa teoria delle molte tappe evolutive si presenta nell'ipotesi del doppio strato di C.C. Uhlenbeck, secondo cui l'indoeuropeo sarebbe derivato da una creolizzazione, cioè dalla fusione di lingue eterogenee, causata dall'incontro di popolazioni preistoriche differenti.[14] Relativamente alle varianti diastratiche intuibili nella protolingua, si sta facendo strada fra gli studiosi l'idea di una prima irradiazione neolitica dell'indoeuropeo, da un'area vicina ai luoghi dove l'agricoltura è stata scoperta per la prima volta, con una tappa più tarda, corrispondente alla civiltà dei kurgan, e comprendente un amplissimo gruppo di tribù indoeuropee. In tal senso va la teoria degli studiosi neozelandesi Gray e Atkinson, che hanno riesumato, perfezionato e riproposto il metodo della glottocronologia, che permetterebbe di calcolare, attraverso dati linguistici interni, il momento di separazione di due o più lingue affini, a partire dal calcolo statistico delle parole sostituite nel cosiddetto vocabolario fondamentale delle lingue stesse, cioè di un gruppo di 200 parole del loro lessico di base. Secondo Gray e Atkinson, l'ultima fase unitaria (anatolica) dell'indoeuropeo risale a circa 8000 anni fa, al livello dell'introduzione dell'agricoltura in Europa, con un'ulteriore spaccatura (e una vera e propria diaspora) circa 5-6000 anni fa, in corrispondenza con l'inizio della cosiddetta invasione calcolitica. Tenendo conto del rapporto che c'è fra l'ittita, lingua della popolazione dominante dopo un'invasione, ed il proto-hattico, lingua rituale preesistente, nelle tavolette ittite, si dovrà rinunciare all'idea (centrale per chi postula l'Urheimat in Turchia) che l'ittita stesso sia originario dei luoghi dove lo si ritrova in età protostorica, complicando il quadro. Tenendo conto di un'osservazione di Renfrew, secondo cui non è detto che una comunanza di cultura materiale implichi comunanza di lingua, ed attenendoci ai dati provenienti dal protolessico (indizi linguistici) e quelli che ci vengono dagli studi sulle componenti geniche d'Europa (indizi genetici), si nota che gli indizi linguistici sono sempre gli stessi: le parole che fanno riferimento alla cultura materiale (lessico delle tecnologie) e le parole che fanno riferimento a flora e fauna (lessico dell'ambiente). Il lessico delle tecnologie, per quello che possiamo ricostruire, ci dice che:
Questi tre argomenti indiziari ci portano a deduzioni ben precise:
L'unico indizio concreto di una popolazione ben identificabile, che a un certo punto si è diffusa nel continente, viene dal cammino della terza componente genica dell'Europa, che si irradia dalla regione uralo-pontica verso l'Europa occidentale e verso sud est (Iran e India). Nulla di simile appare riscontrabile per le altre aree proposte come Urheimat facendo risultare che l'ultima fase unitaria dell'Indoeuropeo va collocata nella regione Uralo-pontica, intorno ai 7000 anni fa[12]. Questa teoria sembra essere in grado di reggere anche di fronte ai tentativi di confutazione provenienti dai sostenitori dell'ipotesi neolitica, visto che appare sostenibile anche ammettendo le critiche di Renfrew relative alla paleontologia linguistica e alla differenza fra comunanza di cultura materiale e dato linguistico. L'unico contro-argomento forte sembra venire dai sostenitori della teoria della continuità paleolitica, i quali notano che non esistono termini indoeuropei comuni per i rituali di sepoltura; ciò indicherebbe che gli indoeuropei non avevano rituali di sepoltura comuni, e dunque sarebbero da identificarsi con i gruppi nomadi di homo sapiens apparsi in Europa 30000 anni fa. La replica a questa obiezione si basa su due ragioni: 1) già l'uomo di Neandertal aveva rituali di sepoltura ben precisi (ad esempio, sepoltura in posizione fetale con mani e piedi legati) e così anche l'homo sapiens tardo-paleolitico; 2) se dovessimo accettare l'idea dei sostenitori della teoria della continuità paleolitica in merito ai rituali di sepoltura, dovremmo far risalire l'indoeuropeo a homo sapiens idaltu (sotto-specie di homo sapiens rinvenuta in Etiopia e risalente a 190.000 anni fa). I rituali di sepoltura sono inoltre fra le parti più deboli del protolessico, dato che appartengono alla sfera religiosa e cultuale: questo fatto implica che il lessico dei rituali di sepoltura sia fra le aree semantiche di una lingua più soggette, nel corso dei millenni, a evoluzione e sostituzione di termini, dato che sul linguaggio religioso pesano sempre fenomeni di sincretismo e di acculturazione. Per questo le tombe dette kurgan appaiono abbastanza diverse dalle tombe a tholos micenee e dai riti indoiranici della cremazione, tutte pratiche che sembrano risentire di evoluzioni locali derivate da interazioni di sostrato. [modifica] Ipotesi sulle cause della migrazione[modifica] PremessaLa teoria della continuità non necessita di migrazioni (se si eccettua il problema dei Tocari e degli indo-iranici), mentre la teoria di Renfrew è autoesplicativa, in quanto i coltivatori hanno necessità di migrare alla ricerca di nuove terre a causa della crescita demografica: la ricerca delle cause innescanti le migrazioni degli indoeuropei, ha senso quindi solo nel contesto della teoria kurganica. Alcuni studiosi hanno tentato di spiegare la diffusione degli indoeuropei e delle loro lingue con il tipo di economia pastorale-seminomade che li caratterizzava, unitamente al carattere virilocale e guerriero che la società indoeuropea tarda, kurganica (sviluppatasi dalle antichissime forme di società a chiefdom, in principio sostanzialmente egualitarie) sembra mostrare. La prima avanzata degli Indoeuropei, secondo questi studi, è caratterizzata da una sorta di lenta espansione a partire dal più arcaico nucleo uralo-pontico della cosiddetta Urheimat. La diffusione delle tecniche agricole nella zona uralo-pontica deve aver fornito alla popolazione cromagnonoide dell'area una potente spinta di avanzamento, che deve probabilmente aver determinato la "conquista" (o la pacifica occupazione per crescita del volume demografico) delle aree immediatamente limitrofe al rifugio postglaciale nord-pontico. A ciò si saranno aggiunte, come molle di espansione, primitive relazioni di carattere commerciale, le ricadute tecnologiche della domesticazione del cavallo, la pastorizia nomade (che si evolve in relazione con comunità agricole preesistenti) e la diffusione della metallurgia del rame e del bronzo, che secondo alcuni studiosi potrebbero anche essere nate in Europa orientale in maniera del tutto indipendente rispetto a ciò che accadeva nella cosiddetta Mezzaluna Fertile. Assai verosimilmente, alla vigilia del distacco del ramo anatolico, il più antico, le popolazioni di lingua indoeuropea occupavano già un'area alquanto vasta, dalla zona a ridosso del basso Danubio fino alle steppe dell'Asia centrale. Questa primitiva Indoeuropa, semplicemente una sorta di Urheimat espansa, era probabilmente già in parte differenziata in dialetti, o comunque attraversata da fenomeni vistosi di variazioni diatopiche, che nella loro complessità prefiguravano, per alcuni aspetti, le famiglie indoeuropee storicamente note, ma sicuramente mostravano anche identità e fisionomie dialettali proprie, molte delle quali andate perdute. La successiva espansione "violenta" parrebbe essere dovuta ad irregolari dinamiche di gemmazione, occasionate da relazioni non sempre facili con le comunità pre-indoeuropee vicine alle regioni esterne dell'Urheimat allargata della più tarda fase unitaria. Tali gemmazioni, conclusesi di volta in volta con la sovrapposizione, ora definitiva, ora instabile e transitoria, di "élite" militari indoeuropee ai popoli preesistenti, si manifestano come il portato di fenomeni di incertezza nelle aree di confine fra popolazioni preistoriche e protostoriche eterogenee. Così, ad esempio, la penetrazione del ramo anatolico nei Balcani potrebbe essere stata inizialmente prodotta dall'interesse non proprio benevolo di alcuni capi-guerrieri per la prosperità delle vicine popolazioni danubiane. La più tarda presenza di tracce indo-arie in dinastie medio-orientali ci parla dell'avvento di piccoli gruppi di avventurieri protostorici in cerca di fortuna (un po' come certe bande di normanni nell'Europa medievale). L'irregolarità e la saltuarietà, così come gli esiti molteplici di tali movimenti di piccoli gruppi a partire dal Bassopiano sarmatico, determina un quadro complesso, in cui l'avvento delle singole sottofamiglie linguistiche nelle aree nelle quali poi si ritrovano in età storica, non è riconducibile sempre e comunque ad una e una sola causa di migrazione (propriamente, non si può nemmeno parlare di migrazioni). Ed è questa situazione frastagliata a rendere problematica agli studiosi l'identificazione di precise e univoche motivazioni per il diffondersi delle lingue indoeuropee. [modifica] Ipotesi Ryan-PitmanFra le ipotesi recenti, tese a spiegare la causa della migrazione, la più originale si basa sul repentino allagamento del territorio ora occupato dal Mar Nero, causato dallo scioglimento dei ghiacciai, avvenuto in conseguenza del ripristino della corrente del Golfo, che in pochi anni liberò il Mare del Nord dal ghiaccio dell'ultima era glaciale. Con l'aumento del livello del mare, il Mar Mediterraneo avrebbe allagato una vasta depressione, formando l'attuale Mar Nero e obbligando le popolazioni ivi residenti, tra cui forse i proto-indoeuropei a migrare in zone sicure. Secondo questa ipotesi l'evento sarebbe stato ricordato nelle varie mitologie come il Diluvio universale. Si tratta però di un'ipotesi fortemente eterodossa.
[modifica] Critiche all'ipotesi Ryan-PitmanL'Ipotesi Ryan-Pitman non è condivisa da tutti gli studiosi e non si può dire che sia largamente accettata in Geologia. Sul piano archeologico, essa non è accettabile per coloro i quali non ammettono che già all'epoca della fine dell'ultima glaciazione gli Indoeuropei fossero un'etnia definita sul piano linguistico e culturale. Tutt'al più è possibile che il mito del diluvio sia passato agli Indoeuropei per tradizione orale, a partire da popolazioni più antiche che assistettero all'inondazione del Mar Nero o ad altri consimili fenomeni postglaciali di allagamento. Essa, in ogni caso, non può spiegare l'ipotetica migrazione alla base della diffusione più o meno violenta della civiltà dei Kurgan, che è troppo recente, rispetto alla fine dell'ultima glaciazione (la fine del Wurm III data all'8000 a.C.; per gli Indoeuropei, chi accetta l'ipotesi kurganica non risale molto oltre il 5000 a.C., c'è dunque uno scarto di 3000 anni). [modifica] La dimensione culturale degli Indoeuropei
La società indoeuropea era patriarcale, probabilmente semi-nomade e incentrata sull'allevamento in particolare di bovini e pecore. Venivano allevati anche i cavalli che furono addomesticati per la prima volta nelle steppe. Il bue (*gwous) aveva un ruolo centrale nella religione e nella mitologia così come nella vita quotidiana. Gli indoeuropei praticavano una religione politesta nella quale svolgevano un ruolo importante i riti sacrificali di competenza della casta dei sacerdoti. Sepolture in tumuli o in camere tombali sono praticate nella cultura di Jamna (o cultura dei Kurgan), in accordo con l'originale versione dell'ipotesi dei Kurgan, ma non la precedente cultura di Sredny Stog e neppure con la contemporanea cultura della ceramica cordata, entrambe sono anche associate con il Protoindoeuropeo. Importanti capi tribali sarebbero stati sepolti con i loro averi nei Kurgan, e possibilmente con membri della loro casata e con le loro mogli (sacrifici umani). (...) [modifica] Note
[modifica] Bibliografia[modifica] In lingua italiana
[modifica] In lingue straniere
[modifica] Voci correlate[modifica] Collegamenti esterni
Fonte: Wikipedia. Data: 05/23/12, 3:00 am |
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