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Lingua etrusca
L'etrusco fu una lingua parlata e scritta in diverse zone d'Italia e precisamente nell'antica regione dell'Etruria (odierne Toscana, Umbria occidentale e Lazio settentrionale), nella pianura padana (attuali Lombardia e Emilia-Romagna), dove gli Etruschi furono espulsi successivamente dai Galli, e nella pianura campana, dove furono poi assorbiti dai Sanniti. Tuttavia, il latino sostituì completamente l'etrusco, lasciando solo alcuni documenti e molti prestiti linguistici nel latino (come ad esempio persona dall'etrusco φersu), e numerosi nomi di luoghi (come Tarquinia, Volterra, Perugia, Mantova, forse Parma, e un po' tutti i toponimi che finiscono in "-ena" come Cesena, Bolsena, Siena, ecc.). Altri esempi di termini di probabile origine etrusca sono: atrium, fullo, histrio, lanista, miles, mundus, populus, radius, subulo. La lingua etrusca risulta attestata tra il IX secolo a.C. e il I secolo d.C. Era una lingua secondo i più non indoeuropea, ma alcuni linguisti come Adrados recentemente hanno proposto una (controversa) filiazione da una fase molto antica delle lingue indoeuropee di tipo anatolico, particolarmente il luvio.[1] La lingua etrusca, inizialmente diffusa nell'Etruria propria (Alto Lazio - Toscana, tra Tevere e Arno), si affermò successivamente in un'area più vasta, comprendente parte della pianura padana e della Campania, in seguito alla notevole espansione della cultura etrusca intorno al VI secolo a.C. Alcuni studiosi, tra i quali Helmut Rix, collegano l'etrusco anche alla lingua retica, parlata dai Reti nell'area alpina fino al III secolo. [modifica] Testimonianze archeologiche di un dialetto affine all'etrusco nel Mediterraneo orientale
Nel 1885 fu trovata, nell'isola greca di Lemno, in località Kaminia, la stele di Lemno, una doppia iscrizione incorporata nella colonna di una chiesa. Tale iscrizione sembra testimoniare una lingua pre-ellenica in tutto simile a quella degli Etruschi. Secondo il massimo storico greco Tucidide, l'isola di Lemno sarebbe stata abitata da gruppi di Τυρσηνοί ("Tirreni", il nome greco degli Etruschi), e il ritrovamento ha fornito la prova sicura che in quell'isola del Mare Egeo, ancora nel VI secolo a.C., era parlata una lingua strettamente affine all'etrusco. L'iscrizione di Lemno è stata reperita su una pietra tombale sulla quale è scolpito un guerriero. L'iscrizione corre intorno alla testa e lungo un lato della figura del guerriero, ed è redatta in un alfabeto greco epicorico del VI secolo a.C. Fra le parole chiaramente leggibili ve ne sono due: aviš e sialchveiš, che vengono giustamente confrontate con le parole etrusche avil "anno" e sealch, il numerale "40". L'iscrizione di Lemno fu pubblicata da E. Nachmanson (Athen. Mitteil. 33 1908, pp. 47. ss.). Tracce degli Etruschi appaiono in alcuni nomi di località dell'Egeo, di Creta e dell'Asia Minore: uno dei molti esempi è Μύρινα (affine al nome gentilizio etrusco Murina di Tarquinia e Chiusi) nome di città a Creta, nella stessa Lemno, in Misia. Alcuni hanno rintracciato affinità non sicure fra nomi etrusco-latini e nomi di persona presenti nelle tavolette in Lineare B di Cnosso: ad es. ki-ke-ro. Questi dati vengono interpretati da alcuni studiosi come indizio dell'origine orientale degli Etruschi; sono considerati un segno di rapporti di fine età del bronzo fra Mediterraneo occidentale e orientale, da altri studiosi, che integrano la testimonianza dell'iscrizione di Lemno con quella dei geroglifici egizii di Medinet Habu, che parlano dei Popoli del Mare, ed elencano fra gli invasori anche i Twrs, nome che è stato confrontato con il greco Turs-anòi (dorico) e Tyrs-enòi (ionico) e Tyrrh-enoi (attico) e con il latino Tus-ci (da *Turs-ci) ed E-trus-ci. [modifica] Documentazione diretta ed indiretta sulla lingua etruscaPer la lingua etrusca disponiamo di due diversi tipi di documenti: i documenti diretti, ovvero quelli pervenutici in lingua etrusca (quasi esclusivamente per via epigrafica) ed i documenti indiretti, ovvero citazioni di opere letterarie etrusche in testi di altre lingue (e perciò tradotti) o i glossarî di parole etrusche in altre lingue. [modifica] Documentazione direttaNumerose ed in continuo accrescimento sono le iscrizioni etrusche, in particolare quelle di carattere funerario od elogiativo, le quali hanno però l'unico difetto di essere molto brevi e di riportare quasi esclusivamente nomi propri di persone o divinità. Tuttavia, tra le iscrizioni etrusche, esistono esemplari di notevole interesse:
[modifica] Struttura grammaticale della lingua etruscaL'etrusco è caratterizzato da una struttura grammaticale semplice, dal carattere sintetico, specificamente agglutinante che condivide ad esempio con le lingue uraliche e le lingue altaiche; inoltre è probabilmente caratterizzato dall'ergatività. Alcuni ipotizzano che sia presente anche la corrispondenza semantica biunivoca, caratteristica di alcune lingue uraliche facenti parte del ceppo ugro-finnico. [modifica] FoneticaNella lingua etrusca non sono presenti la vocale o e i suoni : b, c (di ciao), d , z dolce (ds), g . Invece sono presenti i suoni š ('sci' di sciabola) e z dura (ts) , e molti suoni aspirati : h (aspirata), ph , kh , fh , th . Le vocali i e u hanno anche la funzione consonantica.
Nella fase più arcaica la a era pronunciata in modo abbastanza simile alla o delle lingue italiche (per esempio il latino Louci- era riprodotto in etrusco arcaico come Lavci-). Successivamente fu pronunciata sempre più centrale, similmente alla a italiana, e fu la u ad avvicinarsi sempre più alla o italica (in neo-etrusco Louci- è Luvci-). Per quanto riguarda l'accento, nella prima metà del V secolo si diffuse una pronuncia con un forte accento di intensità sulla prima sillaba, fenomeno comune a molta parte dell'area italiana, che interessò anche il latino e l'osco-umbro. Ciò provocò la sincope delle vocali interne atone, che determinò una delle più importanti differenze tra etrusco arcaico e neoetrusco (es. alice > alce ["diede"]).
nella grafia corrente dell'etrusco in moderni caratteri latini si utilizzano le lettere latine corrispondenti per quasi tutti i grafemi etruschi, con in più le tre lettere greche θ, χ, φ, per indicare le sorde aspirate, e il segno š o simili (s - che indica la sonora - con un segno diacritico), per indicare la s sorda. [modifica] MorfologiaCome detto l'etrusco è una lingua sintetica di carattere agglutinante. [modifica] Flessione nominaleLa declinazione nominale marca le categorie di numero e di caso, tramite i seguenti suffissi:
Nell'etrusco arcaico ci sono alcune piccole differenze per il genitivo II (-(i)a) e per l'ablativo II (-alas). Ogni parola si declina, normalmente con una sola forma di genitivo, e conseguentemente ablativo e pertinentivo, ma le regole della distribuzione tra le due declinazioni non sono chiare se non per i nomi di persona. In epoca tarda si diffonde un locativo in -e (< -a-i) e il suffisso -i è spesso soppiantato dalla particella -θi ("in") usata come posposizione; inoltre sempre in epoca tarda si trovano ablativi I in -es (< a-is). Con il caso pertinentivo si esprimono i complementi d'agente e oggetto indiretto, ma ha anche usi particolari, che gli derivano dall'essere formato dalla successione dei suffissi genitivo e locativo, in questo essendo quindi una delle più evidenti espressioni del carattere agglutinante della lingua: pertanto si può considerare il "locativo del genitivo" (-s-i ; -(a)l-e). Ad esempio Aulesi significa "in (quello) di Aule", "nell'ambito di Aule". I suffissi di plurale si differenziano per i nomi "umani" e "non umani" (es. huš, "ragazzo" - hušur, avil, "anno" - avilχva). Il suffisso "non umano" -χva presenta varianti determinate dal tema del sostantivo (-cva; -va). Esiste un suffisso -θur per i nomi collettivi; con i numerali il suffisso di plurale "non umano" non si mette. Talvolta tra il tema e il suffisso di plurale "umano" si trova una vocale, residuo del tema preistorico (es. clan, "figlio" - clen-a-r). I nomi di persona seguono regole particolari: pur se in etrusco solitamente il genere grammaticale non viene distinto, i nomi femminili, sia prenomi che gentilizi, vengono spesso marcati con -i o -ia. In Etruria meridionale il nominativo del gentilizio maschile viene marcato con -s. Per i nomi di persona, come detto, è possibile determinare la distribuzione delle declinazioni:
Molti sostantivi si formano dalle radici verbali, che rappresentano in se stesse forme verbali finite. zic = scrivere zic-n = lo scritto, lo scrittore zic-n-ce = egli ha scritto Gli aggettivi spesso derivano dai sostantivi attraverso la finale -na : suθi = tomba > suθi-na = tombale [modifica] Flessione verbaleIl paradigma del verbo non si può ricostruire con certezza, data la relativamente scarsa documentazione. La radice verbale può essere ampliata con vari suffissi; sono marcate le categorie del tempo e del modo, della diatesi attiva e passiva, ma non del numero. La prima persona del presente non è marcata (es. capi, "contenere" - mi capi, "io contengo"). Si conoscono diversi suffissi di terza persona, ma sembra comunque che una tale definizione non abbia molto senso, perché probabilmente le persone non venivano distinte. Pertanto, sembrerebbe che ad esempio il suffisso di preterito -ce valga per tutte le persone (es. io diedi, tu desti, egli diede, Vel e Velia diedero = mi alce, *un alce, eca alce, Vel Veliac alce). Suffissi verbali noti:
Il necessitativo ha un valore analogo al gerundivo latino; l'ingiuntivo è una categoria verbale che formula l'azione senza tenere conto del tempo. In età arcaica il suffisso variava foneticamente tra i ed e, poi prevalse e. Esistono infine anche suffissi che formano nomi d'agente (-(a)θ; es. zilaθ - "colui che fa giustizia, pretore") e nomi d'azione (-il; es. ac-il - "opera", da ac-, "fare"). [modifica] Flessione pronominaleIl pronome personale di prima persona singolare è certo ed è
Per gli altri può ancora sussistere qualche dubbio, ma sarebbero:
ica (arcaico)/eca (recente) = "questo", "il". ita (arcaico)/eta (recente) = "questo", "il". È dubbio se (i)ša sia un pronome possessivo enclitico ("suo") o un terzo pronome dimostrativo. I pronomi marcano tutti l'accusativo (arcaico -n; recente -ni); il plurale è indicato con -l. Tra ica e ita, quando sono in opposizione sembra esserci una differenza di maggiore (ica) o minore (ita) vicinanza al parlante. È noto anche un altro pronome dimostrativo, esta- ("quello").
an per gli "umani" e in per i "non umani". Il pronome relativo-interrogativo è ipa. [modifica] Numerali
(* La forma dei simboli è approssimata, perché non sono inclusi nel set dei caratteri normalmente disponibili nei computer.)
[modifica] AlfabetoL'alfabeto etrusco deriva da quello greco arcaico degli eubei, introdotto in Italia centrale nel VII secolo a.C., in uso nella colonia greca dell'isola di Ischia presso la città di Cuma. Il verso della scrittura è bustrofedico nelle più antiche iscrizioni, mentre quelle classiche hanno l'andamento verso sinistra come nel punico. Poche iscrizioni seguono l'andamento da sinistra a destra, e in tal caso i caratteri etruschi sono riflessi. Per separare le parole si scrive un puntino. Nella seguente tabella, a fianco del carattere etrusco compare la lettera dell'alfabeto latino o greco che meglio lo approssima, segue il suggerimento fonetico.
[modifica] CalendarioPoco ci resta del computo del tempo degli etruschi. Non avevano le nostre settimane e quindi neppure il nome dei giorni. Probabilmente il giorno iniziava all'alba. L'anno invece poteva iniziare come nella Roma arcaica il primo giorno di marzo (cioè il nostro 15 febbraio), o qualche giorno prima, il 7 febbraio. Probabilmente calcolavano i giorni di ogni mese come i romani, con le calende, che è una parola di origine etrusca.
[modifica] Vocabolario etrusco-italiano
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Voci correlate[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
Fonte: Wikipedia. Data: 05/23/12, 10:07 am |
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