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Palazzo di Giustizia (Roma)
Coordinate: 41°54′13″N 12°28′15″E / 41.903500°N 12.470700°E Il Palazzo di Giustizia di Roma, sede della Corte Suprema di Cassazione, del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma e della Biblioteca Centrale Giuridica, si erge nel rione Prati, Municipio XVII. Confina con piazza dei Tribunali (fronte), via Triboniano, piazza Cavour (retro), via Ulpiano. Viene popolarmente chiamato con il termine di Palazzaccio.
[modifica] StoriaRealizzato negli anni 1888-1910 dall'architetto perugino Guglielmo Calderini, è una delle maggiori opere realizzate dopo la proclamazione di Roma capitale.[1] L'inaugurazione ufficiale dei lavori (posa della prima pietra) avvenne il 14 marzo 1888 alla presenza del ministro guardasigilli Giuseppe Zanardelli[2], che aveva insistentemente voluto l'edificio per riunificare in una sede prestigiosa, nel quartiere Prati che stava allora sorgendo, i vari organi giudiziari della capitale.[3] La natura alluvionale del terreno sul quale insiste l'edificio, richiese imponenti lavori per la costruzione di una grande platea di calcestruzzo a sostegno delle fondazioni.[4][5] Durante i lavori di scavo per le fondazioni vennero alla luce diversi reperti archeologici, tra i quali alcuni sarcofagi con relativo corredo funerario. In uno di questi fu rinvenuta, accanto allo scheletro di una giovanne donna, una bambola d'avorio snodabile di pregevole fattura, la bambola di Crepereia Tryphaena[3], ora conservata nell'Antiquarium comunale. Il palazzo, ventidue anni dopo l'inizio dei lavori, fu inaugurato, alla presenza del sovrano Vittorio Emanuele III, il 11 gennaio 1911.[3] Nonostante la robusta platea, problemi di instabilità sorsero anche dopo la sua ultimazione, finché distacchi e cedimenti richiesero impegnativi lavori di restauro iniziati nel 1970.[1] Le dimensioni inusitate, le decorazioni eccessive, la funzione dell'edificio e la sua laboriosa costruzione non indenne da sospetti di corruzione[6] (che portarono nel 1912 ad una inchiesta parlamentare)[7][8] furono all'origine del soprannome popolare Palazzaccio che tuttora lo accompagna.[4][1] [modifica] DescrizioneL'edificio, ispirato all'architettura tardorinascimentale e barocca, di grandi dimensioni (metri 170 x 155)[1] è completamente rivestito di travertino. È sormontato, nel lato rivolto verso il Tevere, da una grande Quadriga in bronzo, posta nel 1926[3], opera dello scultore palermitano Ettore Ximenes. Dieci grandi statue di giureconsulti ornano le rampe di accesso che precedono la facciata principale e il cortile interno. La parte superiore della facciata posteriore, lato piazza Cavour, è arricchita da uno stemma in bronzo di Casa Savoia. All'interno la Sala della Corte di Cassazione, conosciuta anche con il nome di Aula Magna o come il Calderini preferiva denominarla sulle proprie planimetrie Aula Massima, è ornata da diversi affreschi tra i quali quelli dedicati al ciclo su La scuola del diritto di Roma, iniziato dal senese Cesare Maccari, interrotto nel 1909 per la paralisi improvvisa dell'autore e proseguito, sino al 1918, dal suo allievo Paride Pascucci.[3] [modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Voci correlate[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterniFonte: Wikipedia. Data: 05/23/12, 5:43 pm |
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