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Papa Pio VII
Papa Pio VII, nato Barnaba Niccolò Maria Luigi (in religione Gregorio) Chiaramonti (Cesena, 14 agosto 1742 – Roma, 20 agosto 1823), è stato il 251º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (1800-1823).
[modifica] BiografiaNacque a Cesena, penultimo figlio del conte Scipione Chiaramonti e di Giovanna Coronata dei marchesi Ghini, donna di profonda religiosità che entrerà in seguito tra le monache carmelitane a Fano. Attraverso la famiglia della madre, inoltre, Barnaba era imparentato anche con Angelo Braschi, futuro pontefice con il nome di Pio VI.[1] Al contrario dei suoi fratelli, non completò gli studi nel Collegio dei nobili di Ravenna ma, all'età di 14 anni, entrò nel monastero benedettino di Santa Maria del Monte nella sua città natale, prendendo il nome di Gregorio. I suoi superiori, resisi conto delle capacità del giovane, lo inviarono prima a Padova e successivamente a Roma al collegio di Sant'Anselmo, nell'abbazia di San Paolo fuori le mura, perché si perfezionasse nello studio della teologia. Divenuto professore di teologia, cominciò a insegnare nei collegi dell'ordine a Parma e a Roma. Nel febbraio 1775, con l’elezione a papa del concittadino Angelo Braschi, fu nominato priore dell’Abbazia benedettina di San Paolo a Roma. Il 16 dicembre 1782, Pio VI lo nominò vescovo di Tivoli. Il 14 febbraio 1785, per l'eccellente condotta tenuta in questa carica, ricevette la porpora cardinalizia e la cattedra vescovile di Imola. Qui venne ricordato soprattutto per il suo carisma personale e per il suo amore per la cultura. Chiaramonti non faceva mistero di possedere nella sua biblioteca perfino l'Enciclopedia di d'Alembert. Del resto erano note le sue aperture alle idee moderne: nel 1797 suscitò scalpore una sua omelia, pronunciata nella cattedrale di Imola, in cui sosteneva la conciliabilità del Vangelo con la democrazia: “Siate cristiani tutti d'un pezzo e sarete anche dei buoni democratici”. [modifica] Il conclave
Alla morte di Pio VI, il Sacro Collegio, convocato dal decano cardinal Giuseppe Albani, si riunì in conclave a Venezia sotto ospitalità austriaca, poiché in quel periodo Roma era occupata dalle truppe francesi. Prima ancora che iniziasse il conclave, la situazione politica a Roma era mutata. Il 19 settembre 1799 i francesi avevano abbandonato l'Urbe; il 30 settembre la città era stata occupata dai napoletani, che avevano posto fine alla Repubblica Romana. I cardinali, appena 35, quasi tutti italiani, si riunirono il 30 novembre 1799 nel monastero di San Giorgio. Ben presto i voti si concentrarono su due candidati: il card. Alessandro Mattei, arcivescovo di Ferrara, antifrancese, e il card. Carlo Bellisomi, vescovo di Cesena, la cui posizione era più conciliante. Passarono tre mesi interi senza che si delineasse una soluzione. Per uscire dall'empasse, monsignor Ercole Consalvi, il segretario del conclave, propose un terzo candidato: il vescovo di Imola, Barnaba Chiaramonti. In poco tempo i voti si convogliarono su di lui. Anche il cardinale e arcivescovo francese Jean-Siffrein Maury ebbe un ruolo decisivo nella sua elezione. Il 14 marzo 1800 Chiaramonti fu eletto papa all'unanimità. Risultò scontata quindi la scelta del nome pontificale Pio VII in onore del predecessore Pio VI suo concittadino e grande amico a cui doveva la nomina a vescovo di Imola e la porpora cardinalizia. L'imperatore d'Austria chiese al nuovo pontefice la cessione delle Legazioni di Bologna, Ferrara, Imola e Ravenna. Pio VII rispose negativamente alle pretese imperiali; decise peraltro di conservare il titolo di vescovo di Imola[2]. Francesco II, contrariato, vietò l'incoronazione del papa nella basilica di San Marco. Pio VII fu incoronato nella basilica di San Giorgio Maggiore. Il nuovo pontefice si trattenne nel Veneto per alcuni mesi, durante i quali visitò quasi tutte le chiese e ricevette l'omaggio di tutte le congregazioni religiose[3]; durante tale periodo effettuò una visita a Padova, dove era stato da giovane a Santa Giustina. Nonostante la contrarietà dell'imperatore d'Austria, si impose a questi nel suo desiderio di indipendenza e di andare a Roma. [modifica] Il pontificatoFatta rotta da Venezia a Pesaro sulla fregata austriaca "Bellona", raggiunse la Città Eterna seguendo il percorso della via Flaminia. A Fano, rese omaggio alle spoglie di sua madre nel Carmelo. In luglio il Pontefice fece finalmente il suo ingresso a Roma, accolto dalla nobiltà romana e dal popolo in tripudio. Trovò le casse dello stato vuote: il poco che i francesi avevano lasciato venne sperperato dai napoletani. In agosto nominò Consalvi, cui in gran parte doveva la tiara, cardinale diacono e Segretario di Stato, per poi iniziare ad occuparsi alacremente delle riforme amministrative, divenute ormai improrogabili. Nella scelta del nuovo segretario, Pio VII non si fece influenzare dalle potenze straniere, specialmente dall'Impero austriaco, che voleva fosse nominato un prelato di suo gradimento. La sua attenzione si concentrò subito sullo stato di anarchia in cui versava la Chiesa francese la quale, oltre ad essere travagliata dal vasto scisma causato dalla costituzione civile del clero, aveva a tal punto trascurato la disciplina che gran parte delle chiese era stata chiusa, alcune diocesi erano prive di vescovo, mentre altre ne avevano addirittura più di uno, mentre il giansenismo e la pratica del matrimonio degli ecclesiastici si stavano diffondendo e fra i fedeli serpeggiavano l'indifferenza se non, addirittura, l'ostilità. Incoraggiato dal desiderio del Bonaparte di ristabilire il prestigio della Chiesa cattolica in Francia, Pio VII negoziò il famoso Concordato del 1801, sottoscritto a Parigi il 15 luglio e successivamente ratificato il 14 agosto dello stesso anno. La smisurata contentezza del pontefice, in seguito alla firma del trattato, fu descritta dal ministro francese a Roma in questi termini: "il papa è in un tale stato di trasbordante gioia e nel medesimo tempo di incredula inquietudine di fronte al fatto avvenuto, che rassomiglia ad una giovane sposa la quale non osa mostrare il suo tripudio per il gran giorno delle nozze"[4]. L'importanza di questo accordo fu tuttavia notevolmente stemperata dai cosiddetti articoli organici aggiunti dal governo francese l'8 aprile 1803. La Francia, ritrovò la libertà di culto che la rivoluzione aveva soppresso. Nel 1804 Napoleone iniziò a trattare con il Papa la propria formale e diretta investitura come imperatore. Dopo alcune esitazioni Pio VII si lasciò convincere a celebrare la cerimonia nella cattedrale di Notre Dame e a prolungare la sua visita a Parigi per altri quattro mesi ma, contrariamente alle sue aspettative, ne ricevette in cambio solo pochissime concessioni, e di secondaria importanza. Ciò nonostante, le acclamazioni entusiastiche del popolo francese verso il Papa, ovunque egli passasse, erano tante e tali che non solo Napoleone se ne infastidì moltissimo (e divenne più scontroso con il Pontefice) ma Pio VII capì che la fede, in Francia, stava rinascendo davvero. Rientrato a Roma il 16 maggio 1805, fornì al collegio cardinalizio, convocato allo scopo, una versione ottimistica della sua visita. A proposito di questo episodio, riferendosi alla morte in cattività di Pio VI, Pasquino commentò: per mantener la fede un Pio perdé la Sede, per mantener la Sede un Pio perdé la fede. Nonostante ciò, lo scetticismo prese presto il sopravvento quando Napoleone cominciò a non rispettare il concordato del 1801, arrivando al punto di pronunciare d'autorità lui stesso l'annullamento del matrimonio del fratello Girolamo con la moglie, un'americana di Baltimora. L'attrito fra la Francia ed il papa montò così rapidamente che il 2 febbraio 1808 Roma fu occupata dal generale Miollis e, un mese più tardi, le province di Ancona, Macerata, Pesaro e Urbino furono annesse al Regno d'Italia. Rotte le relazioni diplomatiche fra Napoleone e Roma, con un decreto emesso a Schönbrunn l'11 maggio 1809 l'imperatore annetteva definitivamente tutti i territori dello Stato Pontificio. [modifica] Il Papa prigionieroPer ritorsione, Pio VII, pur senza nominare l'imperatore, emise una bolla di scomunica contro gli invasori; nel timore di un'insurrezione popolare il generale Miollis, di propria iniziativa (come sostenne Napoleone in seguito) o, più probabilmente, per ordine del generale Radet, prese in custodia il Papa stesso. Nella notte del 5 luglio il Palazzo del Quirinale fu aperto con la forza e, in seguito all'ostinato rifiuto di annullare la bolla di scomunica e di rinunciare al potere temporale, il Pontefice fu arrestato e tradotto prima a Grenoble e successivamente, passando per il colle di Tenda, Cuneo e Mondovì, a Savona. Qui egli si rifiutò con fermezza di convalidare l'investitura dei vescovi nominati da Napoleone e, quando i francesi scoprirono che il Papa intratteneva segreti scambi epistolari, gli fu addirittura proibito di leggere e scrivere. Insieme col Papa, furono espulsi da Roma molti alti prelati, come ad esempio il Maestro generale dei Domenicani Pio Giuseppe Gaddi. Alla fine, con i nervi scossi dall'insonnia e dalla febbre, gli fu estorta la promessa verbale di riconoscere l'investitura dei vescovi francesi. Nel maggio del 1812 Napoleone, con il pretesto che gli inglesi avrebbero potuto liberare il Papa se questi fosse rimasto a Savona, obbligò il vecchio e infermo pontefice a trasferirsi a Fontainebleau, vicino a Parigi; il viaggio lo provò a un punto tale che, al passo del Moncenisio, gli fu impartita l'estrema unzione. Superato il pericolo e giunto in salvo a Fontainebleau, fu alloggiato con tutti i riguardi nel castello per aspettarvi il ritorno dell'imperatore da Mosca. Appena rientrato, Napoleone intavolò immediatamente una serrata trattativa con il Papa che, il 25 gennaio 1813, accettò un concordato a condizioni tanto umilianti che non riuscì a darsi pace. Tanto che, su consiglio dei cardinali Bartolomeo Pacca ed Ercole Consalvi, lo rigettò tre giorni dopo, comunicando la sua decisione per iscritto all'Imperatore (che la tenne segreta) e, dopo, pubblicamente il 24 marzo dello stesso anno. Nel mese di maggio, infine, osò sfidare apertamente il potere dell'imperatore dichiarando nulli tutti gli atti ufficiali compiuti dei vescovi francesi. Dopo la sconfitta di Lipsia (19 ottobre 1813) e la conseguente entrata in territorio francese degli eserciti della Sesta coalizione nel gennaio del 1814, Napoleone ordinò che il Papa fosse ricondotto nella più sicura Savona, dove giunse il 16 febbraio. Il precipitare degli eventi e l'abdicazione del 17 marzo lo costrinsero il giorno stesso a liberarlo definitivamente ed a consentirgli di rientrare nello Stato Pontificio. Durante il rientro verso Savona, il Papa soggiornò in diverse città, tra cui Sanremo, dove fu ospite dei Marchesi Borea d'Olmo. Il 19 marzo Pio VII lasciò Savona e rientrò nei suoi Stati dalla parte della Romagna, che lo accolse molto benevolmente, come avvenne a Forlì il 15 aprile, fino a giungere a Roma il 24 maggio, ricevuto da una folla esultante. [modifica] La RestaurazioneIl 7 agosto 1814 con la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum il Papa ricostituì la Compagnia di Gesù, mentre il Segretario di Stato Consalvi, al Congresso di Vienna, si assicurava la restituzione di quasi tutti i territori sottratti allo Stato della Chiesa. Successivamente veniva soppressa nello Stato pontificio la legislazione introdotta dalla Francia e venivano reintrodotte le istituzioni dell'Indice e dell'Inquisizione. [modifica] I provvedimenti contro gli ebreiUn programma destinato al pontefice e pubblicato dal monaco Giuseppe Sala, intitolato "Piano per la riforma sottoposto a Pio VII", destinava grande attenzione alla questione ebraica. Scriveva Sala che "Un altro disordine da emendarsi è la soverchia libertà acquistata dagli ebrei, i quali sono al presente in perfetta comunione di vita con i cristiani", dunque occorreva tornare ad applicare le vecchie restrizioni, che costituivano la base stessa della tradizionale saggezza dei pontefici[5]. Rispondendo all'abate gesuita Augustine Barruel, il pontefice definì autentiche le affermazioni di un militare italiano - tale Simonini - il cui rapporto, pubblicato da padre Grivel sulla rivista cattolica francese "Le contemporain", attribuiva tutti i mali di cui soffriva la cristianità ad un presunto complotto ebraico orientato alla dominazione del mondo. Erano gli ebrei che avevano fondato la setta dei Massoni, e anche quella degli Illuminati; erano sempre gli ebrei che stavano dietro tutte le sette anticristiane, mentre altri si facevano passare per cristiani per "meglio ingannare la gente"; in particolare si davano da fare per introdurre dei sobillatori all'interno della Chiesa cattolica, cosicché, nella sola Italia, più di ottocento ecclesiastici, fra cui vescovi e cardinali, avrebbero operato in realtà per il tornaconto degli ebrei cospiratori[6]. In seguito a queste prese di posizione gli ebrei di Roma, che erano stati liberati dai francesi, furono di nuovo confinati entro il perimetro del Ghetto capitolino. Per Consalvi, la pretesa ecclesiastica di far tornare gli ebrei nei ghetti non era che un altro segno del rifiuto, da parte dei cardinali, di riconoscere che i tempi erano mutati. Non si trattava solo di reintrodurre tutte le vecchie restrizioni. Le nazioni europee più avanzate stavano concedendo sempre più ampi diritti agli ebrei e le rivoluzioni americana e francese avevano proclamato l'uguaglianza dei diritti di tutti cittadini. Rimandare gli ebrei nei ghetti avrebbe fornito un'arma a chi sosteneva che il papato era un anacronismo, un residuo della società medievale[7]. Gli studenti ebrei furono espulsi dalle università e ancora una volta i rabbini dovettero sottoporsi all'umiliante rito di carnevale in cui, vestiti in modo grottesco, presentavano le loro offerte alle autorità romane di fronte a una folla sghignazzante[8]. Furono chiusi anche i negozi fuori del ghetto; inoltre, insensibile all'evoluzione dei tempi, il papa ordinò che venissero riprese le prediche coatte e riconfermò ai gesuiti e all'Inquisizione il ruolo consueto; in aggiunta aumentarono le pressioni per ottenere le conversioni[9]. Nel 1814, scrivendo al restaurato re di Francia Luigi XVIII, protestò contro l'introduzione della libertà religiosa e della libertà di stampa che stavano per essere introdotte nella Costituzione, ricordando che il riconoscimento di quei diritti portava "sedizioni, disordini e rivolte", e che, come pontefice, doveva provvedere al governo supremo della cristianità[10]. Al suo ritorno da Vienna, il Consalvi introdusse un'amministrazione più snella ed altamente centralizzata, basata in gran parte sul Motu Proprio Quando per ammirabile disposizione, emanato il 6 luglio 1816 da Pio VII. Le novità più rilevanti riguardavano il sistema catastale e la nuova ripartizione territoriale dello Stato, suddiviso in tredici delegazioni e quattro legazioni (Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna), oltre al Distretto di Roma ribattezzato Comarca. Nonostante ciò, le casse dello stato erano in condizioni disastrose, mentre il malcontento si aggregava principalmente intorno alla "Società Segreta", di ispirazione liberale, dei Carbonari, proibita dal Papa nel 1821. Il capolavoro diplomatico del Consalvi fu una serie di concordati stipulati a condizioni particolarmente vantaggiose con tutti gli Stati di religione cattolica, ad eccezione dell'Impero austriaco. Negli ultimi anni del pontificato di Pio VII la città di Roma fu molto ospitale verso tutte le famiglie regnanti, i cui rappresentanti vi si recarono spesso; il pontefice fu particolarmente benigno verso i sovrani in esilio, dimostrando una notevole e singolare magnanimità anche nei confronti della famiglia di Napoleone. Notevole fu anche l'accoglienza riservata ai maggiori artisti dell'epoca, fra cui molti scultori. Un anno prima della morte, eresse sul Pincio l'obelisco, rinvenuto nel XVI secolo e mai innalzato, che l’imperatore romano Adriano aveva fatto scolpire per l'amato e idolatrato Antinoo, annegato a vent'anni ed in seguito divinizzato. Lo scultore protestante Thorvaldsen fu colui che costruì lo splendido mausoleo in cui furono deposte le spoglie del pontefice, che spirò il 20 agosto 1823, pochi giorni dopo aver compiuto ottantun'anni, per le fatiche del suo Pontificato. I costi furono sostenuti dal cardinal Consalvi e l'iscrizione ricorda l'affetto del porporato per il "suo" Papa: PIO.VII.CLARAMONTIO.CAESENATI.PONTIFICI.MAXIMO. HERCULES.CARD.CONSALVI ROMANUS.AB.EO.CREATUS. La traduzione è: "A PIO VII, CHIARAMONTI DI CESENA, PONTEFICE MASSIMO, ERCOLE CARDINALE CONSALVI, ROMANO, DA LUI STESSO CREATO". [modifica] La causa di canonizzazioneIl 15 agosto 2007 la Santa Sede ha concesso il nulla osta all'introduzione del processo di beatificazione. [modifica] Onorificenze
[modifica] Genealogia episcopale
[modifica] Galleria
[modifica] Bibliografia
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
Fonte: Wikipedia. Data: 05/23/12, 6:03 pm |
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![7] Savona (SV): Via Pia, un lungo e stretto negozio / ❸+➁ by mpvicenza](http://farm8.staticflickr.com/7175/6466465819_7e448a9631_t.jpg)



