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Rete tranviaria di Roma
La rete tranviaria urbana di Roma è formata da 6 linee, residua di una rete molto più vasta in passato. La rete ha una lunghezza di circa 39 km. [modifica] ReteIl nodo fondamentale della rete tranviaria romana è Porta Maggiore dove si incontrano le linee 3, 5, 14 e 19 e la ferrovia Roma-Giardinetti. La rete tranviaria è costituita dalle seguenti linee:
[modifica] Storia[modifica] Prima del tram: gli omnibus a cavalliLa prima linea romana di trasporto pubblico fu aperta nel giugno 1845 su autorizzazione di Papa Gregorio XVI tra piazza Venezia e la Basilica di San Paolo fuori le mura allo scopo di agevolare il suo raggiungimento da parte dei pellegrini. Si trattava di una linea di omnibus a cavalli priva di orari fissi: l'omnibus partiva quando era pieno. Gli omnibus, seppure in costante declino con lo sviluppo della rete tranviaria, sarebbero rimasti ancora a lungo, sopravvivendo di quasi 20 anni al tram a cavalli. L'ultimo omnibus di Roma, tra piazza Venezia e piazza del Popolo, fu soppresso nel 1921 e sostituito da un autobus. [modifica] Il tempo del tram a cavalliLe rotaie del tram a cavalli fanno così la loro comparsa a Roma per iniziativa della Società Anonima per l'esercizio di Ferrovie e Tramvie Economiche (FTE) a capitale belga, che riuscì ad ottenere prima la concessione per la tramvia extraurbana a vapore Roma-Tivoli e subito dopo l'incarico a costruire e gestire la prima linea urbana, tra piazzale Flaminio e ponte Milvio. Venne prima inaugurata la linea tranviaria urbana, il 2 agosto 1877. Si trattava di un impianto a scartamento ordinario a binario unico, con due raddoppi per gli incroci. La seconda linea urbana è sempre della TFE (soprannominata La Belga) ed arriva il 1º novembre 1879: è la Termini - Verano, penetrazione urbana a cavalli della tramvia extraurbana a vapore Roma - Tivoli, aperta 4 mesi prima, il 1º luglio 1879. In occasione del Natale 1880 i romani si videro regalare una nuova linea, sempre a cavalli: apre la Termini-piazza Venezia lungo la nuovissima via Nazionale, di particolare interesse per essere la prima linea SRTO (allora SRO), la prima ad essere costruita a doppio binario, per essere il primo collegamento tranviario con la Stazione Termini, e per le notevoli pendenze, che venivano affrontate rinforzando il tiro con dei muli. Pochi giorni dopo, nel gennaio 1881 la SRTO apre la Termini-San Giovanni, mentre un privato, l'ing. Marotti, realizza il collegamento Piazza Montanara (Teatro di Marcello)-San Paolo, nel 1886 la SRTO assorbirà questa linea e la linea della TFE lungo la via Flaminia. Nel 1893 vengono aperte le linee da piazza Venezia a San Pietro, alla stazione Trastevere e a Termini passando per via Cavour. [modifica] Arriva il tram elettricoDomenica 6 luglio 1890 la SRTO, su proposta di un certo Capitano Michelangelo Cattori, alle ore 18 presente Re Umberto sperimenta sulla via Flaminia (linea di ponte Milvio) il primo tram elettrico italiano utilizzando un sistema di elettrificazione in serie, già provato con scarso successo negli Stati Uniti ed in Inghilterra. Il successivo sabato 12 luglio la linea viene aperta al pubblico. Ma anche a Roma l'esperimento non riscuote i risultati sperati e in breve l'impianto elettrico è smantellato. Nel 1905 la SRTO gestisce ormai una rete di 17 linee tranviarie e dispone di un parco di 144 tram elettrici oltre ad un numero imprecisato di vetture a cavalli ormai utilizzate come rimorchi o come vetture d'attesa e destinate ad una rapida dismissione. Nel 1908 le linee iniziano ad essere contrassegnate tramite un numero, dopo essere state indicate per qualche anno da tabelle variopinte. [modifica] La municipalizzazioneNel 1909, su iniziativa della giunta comunale guidata da Ernesto Nathan, viene fondata l'Azienda Autonoma Tranviaria Municipale (AATM), la progenitrice dell'ATAC. La giunta si rende conto che il trasporto collettivo è un servizio fondamentale per una capitale in piena espansione come Roma e intende gestire direttamente la rete tranviaria. La prima linea AATM è la III da Largo Chigi a santa Croce in Gerusalemme (l'AATM adotta numeri romani per distinguersi dalla SRTO), che apre il 21 marzo 1911. Nel 1912 l'AATM gestisce già 5 linee. Durante la Grande Guerra gran parte del personale tranviario viene richiamato al fronte, e sia l'AATM che la SRTO sono costrette ad assumere personale femminile. Le due aziende, assieme alla TFE, assicureranno anche un capillare servizio di trasporto dei feriti dalle stazioni ferroviarie agli ospedali di Roma. A piazza Flavio Biondo ancora esiste il binario di raccordo tra la rete tranviaria e la Stazione Trastevere. Alla guerra seguono gli anni della seconda grande espansione della rete, ora grazie soprattutto all'AATM, che si prepara a riscattare tutte le concessioni della SRTO, il cui canto del cigno è l'apertura della linea per Monteverde Vecchio nel 1918. Tra il 1920 ed il 1922 avviene il trasferimento all'AATM di tutte le linee SRTO ad eccezione della linea 16 San Pietro - San Giovanni. AATM assorbe anche ben 228 motrici SRTO. Negli anni successivi continua l'espansione della rete tranviaria, che raggiunge Monte Sacro, Garbatella, via Prenestina e Parioli, mentre vengono costruite nuove linee lungo via Aventino, viale del Muro Torto, Corso Italia e nel quartiere San Lorenzo a costituire l'ossatura delle future circolari. Nel 1926 il comune di Roma diviene governatorato di Roma e l'AATM diventa ATG (Azienda Tranviaria del Governatorato): aumentano sia la lunghezza della rete che la consistenza del parco rotabile, che vede la consegna delle innovative motrici a carrelli MRS, destinate a circolare per 7 decenni. Il tram inizia ad essere eliminato da alcune zone centrali, mentre si espande in periferia[3][4]. Nel 1929 cessa di esistere la SRTO, che cede la linea 16 e tutto il proprio materiale all'ATAG (nuovo nome dell'ATG). Il 31 dicembre 1929 la rete tranviaria romana raggiunge la sua massima espansione: 800 motrici e 280 rimorchi circolano su 59 linee[5], con 140 km di impianti e 400 km di lunghezza d'esercizio. [modifica] La grande riforma del 1930[6]Già da tempo, però, l'ATAG sta elaborando una radicale razionalizzazione del sistema tranviario romano. Da una parte, infatti, è necessario ridurre la sovrapposizione tra le linee, che generano oltre alla ridondanza dei percorsi un eccessivo affollamento di alcuni punti nodali della rete. Inoltre è ormai evidente la necessità di sopprimere il tram lungo alcuni percorsi attraverso il centro storico, che non sono più compatibili con un traffico ormai troppo intenso. La soluzione adottata è radicale: la rete viene strutturata su due linee circolari, una interna, denominata circolare nera, ed una esterna (circolare rossa, completata nel 1931) concentriche tra loro, che, nei due sensi di marcia circoscrivono l'ambito dei rioni e quello dei primi quartieri, e su 24 linee radiali, il cui capolinea interno è situato lungo la circolare interna. All'interno della circolare interna, tutte le linee tranviarie vengono soppresse e sostituite da 11 linee esercitate con autobus. Vengono smantellati circa 40 km di binario e la lunghezza d'esercizio è più che dimezzata. L'ATAG dismette e demolisce centinaia di motrici in soprannumero, tra cui quasi tutto il materiale ex SRTO. Ancora oggi, tecnici e appassionati discutono sulla riforma tranviaria del 1930, che pur funzionando senza sostanziali modifiche almeno fino al 1960, è stata forse troppo radicale, avendo eliminato anche i percorsi diametrali lungo via Nazionale, Corso Vittorio Emanuele II e via Arenula. [modifica] Il periodo bellicoLa seconda guerra mondiale nel complesso risparmia Roma. Il servizio tranviario, che in un primo momento deve supplire alla riduzione della rete autofiloviaria afflitta dalla penuria di pneumatici, comincia a subirne direttamente le conseguenze a partire dal 1943, quando i due bombardamenti del 19 luglio e del 13 agosto colpiscono pesantemente il deposito di Porta Maggiore e le Officine Centrali e causano la distruzione di 69 tram e il danneggiamento di altri 219. Inoltre nel 1944 i tedeschi si impossessano di altri 70 tram, che vengono rimessi in servizio in Germania, e prima di ritirarsi sabotano le centrali elettriche causando la paralisi completa del trasporto pubblico. Con l'arrivo degli alleati, l'ATAC (questo il nuovo e definitivo nome dell'azienda, dopo la soppressione del Governatorato di Roma e il ritorno del Comune) riprende come può il servizio tranviario. [modifica] Le Olimpiadi e il declino della rete[7]Negli anni 1950 la rete tranviaria romana si contrae ancora, soprattutto nel settore ovest con la chiusura (nel 1955) della linea 27 (Piazza Cavour-Monte Mario-Santa Maria della Pietà) e 27/ (Piazza Cavour-Parco di Monte Mario), ma rimane sostanzialmente immutata fino al 1959, quando, in preparazione delle Olimpiadi del 1960 vengono decisi dei provvedimenti radicali per fluidificare il traffico veicolare. Alla fine del 1959 vengono soppressi i binari lungo il Muro Torto e viene istituito il senso unico sui lungotevere; questi provvedimenti causano la soppressione delle circolari interne CD e CS insieme al tram 8, poi di un senso della circolare esterna, la ES[8]. Nel 1960 vengono anche soppresse le linee dei Parioli (3 e 4) e la linea 1 Piazzale Flaminio-Ponte Milvio. Anche dopo le Olimpiadi la rete viene ulteriormente ridotta nel 1963 (chiusura delle linee lungo via Taranto, via dei Cerchi e via Merulana), 1967 (ora tocca al binario tra Piazza Indipendenza e Piazza Istria) e 1972 (addio al tram in Piazza Indipendenza e Piazza Zama). Alla fine del 1973, con la trasformazione in autobus dell'11 (Portonaccio-Garbatella) la rete tranviaria di Roma è ridotta a quattro linee: 29 (ex ED circolare esterna destra), 12 (Termini-Centocelle), 13 (Monteverde-Largo Preneste) e 14 (Termini-via Togliatti). [modifica] Tra gli anni 70 e il Duemila: incerti segnali di ripresa[9]Nel 1975 inizia un periodo di rilancio del tram, attraverso una serie di interventi di riammodernamento del sistema tranviario che proseguirà circa fino ai giorni nostri. Proprio nel 1975 viene ricostruito il binario "antiorario” lungo circa ¾ del vecchio percorso della circolare esterna, che viene trasformata nella linea 30 (Monteverde-Piazza Risorgimento) e viene istituita la nuova linea 19 (Centocelle-Piazza Risorgimento). Viene però abbandonato il binario tra piazza dell'Emporio e Piazza Risorgimento. Nel 1983 viene ricostruito il binario su via Flaminia tra viale delle Belle Arti e Piazza Mancini, su cui viene deviato la linea 19. Nel 1990, in occasione del Campionato mondiale di calcio 1990 tornano i binari a Piazzale Flaminio, viene istituita la linea 225 (piazzale Flaminio - piazza Mancini) e la linea 19 torna a piazza Risorgimento. Nel 1998 apre la linea 8 (Casaletto - largo Argentina), finora l'ultima realizzazione tranviaria di Roma. Però in seguito alla realizzazione della linea vengono soppresse le linee 13, 30, 517 con il conseguente smantellamento del capolinea di Piazza San Giovanni di Dio e la numerazione delle linee viene modificata: 30/ diventa 3, 225 diventa 2 e 516 diventa 5. Le linee sono quindi sei: 2,3,5,8,14,19 e sono rimaste invariate fino ai giorni nostri. Nel 2000 l'ATAC cede la gestione delle linee alla Trambus, collegata dell'ATAC, mantenendo comunque la proprietà dei mezzi. Nel 2010 con la fusione in ATAC delle due società Trambus e Met.Ro la gestione della rete tramviaria tornerà all'ATAC. Dal 2005 la linea tranviaria numero 3 viene trasformata in autolinea per lavori di sostituzione dei binari percorsi da questa linea. Nel 2010 si sono svolti lavori di ammodernamento delle linee con capolinea a Termini (linee 5 e 14): il capolinea è stato spostato da via Amendola a piazza dei Cinquecento, nei pressi della stazione Termini, in corrispondenza delle uscite della metropolitana e dai capolinea dei bus. Nel luglio dello stesso anno è ritornata in esercizio la linea 2 in seguito agli ammodernamenti avvenuti nella zona tra piazzale Flaminio e piazza della Marina. [modifica] La Cura del ferro e situazione attualeGli ulteriori programmi di sviluppo elaborati da ATAC e Comune di Roma, che vanno sotto il nome di Cura del Ferro, sono finora rimasti inattuati. Il progetto prevedeva un forte sviluppo del trasporto tranviario attraverso la creazione di nuove linee (linea di via Togliatti; Termini-via Nazionale-Argentina; Argentina-Corso Vittorio Emanuele II-via Gregorio VII-Pineta Sacchetti con diramazione per il Vaticano; Piramide-Garbatella-via del Caravaggio; Stazione Trastevere-viale Marconi). È attualmente in programma lo spostamento del capolinea dell'8 a Piazza Venezia e da alcuni anni si tenta di ripristinare il tram 3 lungo tutto il suo percorso anche se persiste il problema della mancanza delle vetture poiché i jumbo tram Cityway I e II sono in deposito per difetti strutturali. Le vetture sono in fase di riparazione per essere reimmesse gradualmente nella rete. [modifica] Tramvie e ferrovie extraurbane in città[modifica] Tramvie dei Castelli Romani
Dal 1903 al 1980 la STEFER ha gestito, sulle tratte urbane Termini-Cinecittà e Termini-Capannelle, due linee tranviarie ad intenso traffico, soppresse all'apertura della linea A della metropolitana. [modifica] Roma-Civitacastellana
Tra il 1913 ed il 1932, anno di trasformazione in ferrovia a scartamento ordinario, la tranvia aveva il suo capolinea Romano in Piazza della Libertà, nel quartiere Prati. Il servizio urbano, effettuato fino al 1928, veniva effettuato sul percorso piazza della Libertà-viale delle Milizie-viale Angelico-Ponte Milvio. [modifica] Roma-TivoliFin dal 1879 la TFE, società esercente della tramvia a vapore Roma-Tivoli, ha effettuato brevi corse in servizio urbano tra Termini e la Basilica di S.Lorenzo. A partire dal 1904 il servizio è stato svolto da motrici elettriche a due assi. Nel 1927 la linea è stata rilevata dall'ATAG, che ha numerato le motrici da 81 a 99. Con l'attuazione della riforma tranviaria del 1930, la linea TFE è stata inglobata nella rete ATAC e le motrici accantonate per la demolizione. [modifica] Roma-Fiuggi-Frosinone
Inaugurata nel 1916, questa linea ferroviaria a scartamento 950 mm ha sempre avuto caratteristiche molto simili a quelle di una tramvia, soprattutto nella sua parte urbana. È ancora attiva tra via Giolitti e Giardinetti (prima dell'avvio dei lavori della linea C della metropolitana di Roma, la ferrovia arrivava fino a Pantano Borghese). [modifica] Depositi[modifica] Attuali
[modifica] Utilizzati in passato
[modifica] PrevistiPer far fronte all'attuale insufficienza dell'unico deposito di Porta Maggiore, l'ATAC ha elaborato diversi progetti di costruzione di nuovi depositi, finora invano:
[modifica] Materiale rotabile storico SRTO[modifica] Tram a cavalliNon è possibile precisare il numero e le caratteristiche delle vetture tranviarie a cavalli, che però dovettero essere in numero superiore a 100. Con l'elettrificazione della rete, le vecchie vetture sono state sporadicamente utilizzate come rimorchi e come "vetture d'attesa” nei capilinea. [modifica] Motrici
Tram a truck a due assi con due motori costruito in 102 esemplari (200-296; 401-405) tra il 1895 ed il 1905.
Tram a truck a due assi con due motori costruito in 70 esemplari (297-366) tra il 1902 ed il 1907. Furono dette "Torpediniere” per la sagoma affusolata.
Tram a truck a due assi con due motori costruito in 79 esemplari (367-400; 408-454) tra il 1908 ed il 1911. Non sembrano mai esistite motrici coi numeri 406 e 407.
Piccolo gruppo di 4 motrici (801-804) identiche alle motrici ATAG a 8 finestrini, acquistate dalla SRTO nel 1925. Rinumerate dall'ATAG 1049-1055 [modifica] Rimorchi
Serie di 40 rimorchi a due assi (1001-1041) costruiti tra il 1909 ed il 1911 e demoliti dopo la riforma del 1930.
Piccolo gruppo di 4 rimorchi a due assi (1101-1104) accoppiati alle motrici 801-804, analoghi ma non identici ai rimorchi ATAG a 8 finestrini. Rinumerate nel parco ATAG come 570-576. [modifica] Materiale rotabile storico dall'AATM a TrambusIn questa sezione si descrive il materiale rotabile utilizzato dall'azienda municipale, nelle sue denominazioni di AATM, ATM, ATG, ATAG, ATAC e Trambus. [modifica] Numerazione dei tramFino dall'inaugurazione dei primi servizi tranviari municipali nel 1911, il materiale rotabile ATAC è stato caratterizzato da un particolarissimo sistema di numerazione, spesso accusato di eccesso di precisione, secondo il quale a tutte le motrici venivano assegnati numeri dispari ed ai rimorchi numeri pari, a partire rispettivamente dai numeri 101 e 102. Questo sistema è stato applicato dall'ATAC con estremo rigore, anche quando era ormai chiaro che non sarebbero mai più stati acquistati rimorchi (l'ultimo è del 1925) e fino al 1990, quando le 8 motrici TAS ex 501-508 STEFER sono state immatricolate nel parco ATAC con i numeri dispari da 7101 a 7115. Peraltro non sono mancate vistose eccezioni. Quando l'ATAG ha rilevato motrici e rimorchi SRTO, infatti, si decise di aggiungere la cifra 1 davanti alla precedente SRTO nel caso delle motrici e di lasciare immutato il numero dei rimorchi. In questo modo, oltre ad ottenere delle motrici caratterizzate da numeri pari (come ad esempio la 1444, ex 444 SRTO, che fu demolita solo negli anni cinquanta), si ottenne la sovrapposizione tra la numerazione di rimorchi ex SRTO e motrici ATAG a 8 finestrini. Bisogna ricordare, per completezza, che con il medesimo sistema sono stati numerati anche tutti i filobus e, fino al 1963, gli autobus pur nella quasi assoluta assenza di rimorchi per questi mezzi (se si esclude un prototipo di rimorchio per autobus). Con la consegna delle motrici SOCIMI, il laborioso sistema pari/dispari è stato abbandonato. Da allora tutti i tram romani sono stati immatricolati nell'intervallo 9000-9999. [modifica] Motrici a due assi[modifica] 6 finestrini ad "assi radiali” 101-281Gruppo di 91 motrici. La prima fornitura di 35 motrici per l'azienda municipale avviene nel 1911 con un primo gruppo di 35 motrici (101-169). Poche restano in servizio dopo il 1930. Un successivo gruppo di 56 motrici viene consegnato tra il 1912 ed il 1914. È ancora esistente e funzionante la motrice 279, dal 1961 al Seashore Trolley Museum di Kennebunkport nel Maine. [modifica] 6 finestrini a truck 283-285; 289-387Gruppo di 56 motrici analoghe alle precedenti, ma a truck invece che ad assi radiali, costruite tra il 1919 ed il 1921. [modifica] 7 finestrini 287; 391-495Gruppo di 40 motrici a truck, consegnate tra il 1921 ed il 1923. [modifica] 8 finestrini 497-1055Gruppo di 280 motrici a truck costruite tra il 1923 ed il 1929, sono state il gruppo omogeneo più numeroso della rete tranviaria romana. Oggi è ancora esistente la motrice 907, di proprietà del Gruppo Romano Amici della Ferrovia. [modifica] ”Rinnovate” ex SRTOAlcune motrici SRTO (in numero imprecisabile, ma almeno 15) dei gruppi 300 e 400 sono state ricostruite dopo la loro immissione del parco ATAG. Sono state immatricolate ponendo la cifra 1 davanti alla loro matricola originaria. Alcune motrici arrivarono agli anni cinquanta trasformate in veicoli di servizio. [modifica] Motrici a carrelli[modifica] MRS 2001-2265
Negli anni venti divenne evidente come i convogli di motrice e rimorchio a due assi non fossero più adeguati, sia rispetto alla domanda di trasporto sulle linee a maggior traffico, sia a causa degli elevati costi di esercizio dovuti anche alla presenza a bordo di due fattorini (uno sulla motrice e uno sul rimorchio). La risposta fu la MotoRimorchiata Saglio, progettata dall'ing. Roberto Saglio e presentata con i due prototipi 2001 e 2003 nel 1927. La motrice MRS, prima motrice a carrelli monodirezionale d'Italia, era caratterizzata da una capacità di carico superiore a quella di un convoglio di motrice e rimorchio e, come questo, aveva un carrello motore ed uno portante. I 2 prototipi ebbero successo e le MRS sono state costruite in tre serie diverse (2005-2063; 2065-2201; 2203-2263) per un totale di 123 esemplari (compresi i due prototipi) costruiti tra il 1928 ed il 1934, che hanno prestato servizio per quasi 70 anni per le strade di Roma. Alle MRS va aggiunto il prototipo di tram a due piani 2P1 del 1935, successivamente modificato come tram "normale” e numerato 2265. Le MRS hanno viaggiato regolarmente per le strade di Roma fino al 29 febbraio 1996, quando hanno perso l'idoneità a circolare secondo quanto stabilito dalla Motorizzazione. Alcune motrici rinnovate (tra cui il prototipo 2001) hanno circolato fino al 2003 come sussidio. Alla demolizione sono scampate le motrici 2035, 2047 e 2137. [modifica] ”Bassotte” 2501-2503
Nel 1948 entrarono in servizio due motrici sperimentali (2501-2503), forse fin troppo all'avanguardia per i tempi. Di costruzione Caproni, avevano un carrello portante ed uno motore come le MRS, ma gli aspetti maggiormente innovativi erano la cassa ultraleggera in alluminio ed il pianale parzialmente ribassato, ottenuto grazie al carrello posteriore a ruote indipendenti di diametro ridottissimo. Impiegate fino al 1950 sulla rete ATAC, furono poi trasferite a Milano. Nel 1966 sono state accantonate per la demolizione nel deposito di Monza Borgazzi. [modifica] PCC 8001-8043
Serie di 20 vetture di costruzione OM consegnate nel 1957 e 1958 e classificate 8001-8039, sono state fra gli ultimi tram monocassa costruiti in Italia. A questa serie furono aggregate dal 1982 due motrici analoghe (8041-8043) cedute dall'ATM di Milano. Il gruppo è stato radiato a partire dal 2001 e in gran parte demolito. [modifica] Motrici articolate[modifica] MATER 5001-5099Come nel caso delle MRS, le MATER nascono dall'esigenza di fronteggiare la crescita del traffico contenendo i costi dovuti al personale. In questo caso però, invece di acquistare vetture nuove, l'ATAC decide di ricavare delle vetture articolate collegando permanentemente una motrice ed un rimorchio ad 8 finestrini. Il prototipo 5001 viene consegnato dalle officine romane MATER nel 1936 e rispecchia uno schema utilizzato anche in altre reti tranviarie italiane e denominato "due camere e cucina". L'intera serie di 50 vetture viene consegnata entro il 1938 e svolge un servizio intensissimo soprattutto sulle due circolari. Dopo il 1960 ed il periodo dei grandi smantellamenti di linee tranviarie le MATER seguono il destino del materiale a due assi da cui derivano e vengono demolite entro il 1965. 6 motrici (numeri 5003, 5013, 5025, 5029, 5047, 5085), tuttavia, vengono cedute alla STEFER, e continuano a circolare sulle linee per Capannelle e Cinecittà fino al 1972 con le vecchie matricole ATAC. [modifica] Materiale rotabile in uso[modifica] TAS 7001-7115
Dopo la positiva esperienza della STEFER con le motrici 401-412 del 1937, nel 1940 anche l'ATAG decise di commissionare alle Officine Meccaniche della Stanga di Padova un prototipo di tram articolato basato sull'adozione della "giostra Urbinati". Il prototipo, consegnato nel 1942 e numerato 7001, circolò brevemente e venne distrutto nel bombardamento di Roma del 19 luglio 1943. L'ordine comunque venne confermato e la fornitura di 50 vetture (7003-7099; 7001) avvenne tra il 1948 ed il 1949. Queste vetture, che hanno subito un intervento di ammodernamento negli anni ottanta, circolano tuttora sulla rete Romana, ad eccezione delle motrici 7073 e 7093 che sono state recentemente demolite. La 7021 è stata trasformata in "Ristotram". Nel 1989 sono entrate a far parte del parco ATAC altre 8 motrici TAS in servizio fino al 1980 sulla rete STEFER. Queste motrici, analoghe a quelle ATAC, sono state consegnate alla STEFER nel 1953. Sono state rimesse in servizio dall'ATAC dopo un intervento di ammodernamento effettuato presso le officine Viberti e numerate (con soli numeri dispari) 7101-7115. [modifica] Cityway 1 9101-9128Questi tram articolati bidirezionali Cityway vennero ordinati alla Fiat Ferroviaria nel 1998 in occasione dell'apertura della linea 8, dotata di capolinea tronco. Il lotto di questi mezzi consta di 28 convogli. Si tratta di un modello di tram articolato dotato di pianale ribassato per il 70% della sua lunghezza; le parti rialzate si trovano alle estremità, in corrispondenza dei carrelli. La composizione della vettura è di 5 elementi, secondo lo schema delle motrici Socimi: due carrelli motori sostengono le casse di estremità, mentre due piccole casse intermedie a truck fungono da raccordo e sostegno con la cassa centrale sospesa. L'intero convoglio misura 31 metri. Una delle novità introdotte fu l'impianto di climatizzazione. Attualmente sono regolarmente in esercizio sulle linee 2 e 8. [modifica] Cityway 2 9201-9252Nel 1999 altri 52 tram snodati vengono commissionati alla Fiat-Alstom, seguendo la nuova tendenza alla ricerca del pianale totalmente ribassato: le vetture dunque si compongono di quattro piccole casse montate su altrettanti truck, e alternate con tre elementi sospesi. La lunghezza risultate è di 33 metri. Se tuttavia l'adozione del pianale ribassato può essere effettuata facilmente con l'applicazione della tecnica delle ruote indipendenti, la questione si complica se è necessario inserirvi anche gli apparati di trazione. I motori di questi tram vengono montati con l'asse in posizione verticale in modo da trasmettere il moto ad una sola ruota ciascuno; vengono motorizzate solo due ruote per ogni truck, escludendo quelli estremi; quindi in totale si ha il rodiggio seguente: 2-Bo-Bo-2, essendo i truck motori provvisti solo di due ruote motrici. Questa eccentrica disposizione degli apparati ha comportato numerosi problemi strutturali alle ralle. Le vetture 9217 e 9218 sono prototipi mai entrati in servizio dotati di un elemento sospeso e di un truck in più, formando un veicolo di 41,45 metri di lunghezza, con 9 elementi e 5 truck. Attualmente i convogli da 33 metri non sono utilizzati ad eccezione di pochi, impiegati solo sulla linea 8. [modifica] Altro materiale
[modifica] Tram nella cultura popolare[modifica] CinemaNel corso dei decenni Roma è stata scelta come ambientazione di centinaia di film, grazie anche alla presenza di numerosi studi cinematografici, in particolare a quelli di Cinecittà. Quasi inevitabilmente i tram di Roma sono presenti sullo sfondo o sono stati utilizzati come set di numerosissime pellicole; qui di seguito si riportano alcune di esse.
[modifica] Bibliografia
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
Fonte: Wikipedia. Data: 05/23/12, 9:07 pm |
Immagini
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Fonte: Youtube. |
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