Sacco di Roma (455)
I Vandali saccheggiano Roma; raffigurata anche la Menorah, effettivamente trafugata in Africa in quella occasione

Il sacco di Roma del 2 giugno del 455 fu attuato dai Vandali, allora in guerra con l'imperatore romano Petronio Massimo. Esso è il terzo in ordine cronologico dopo quello del 390 a.C. e quello avvenuto nel 410 ad opera dei Visigoti.

[modifica] L'evento

Nel 455 il re vandalo Genserico salpò con la sua potente flotta da Cartagine, risalì il Tevere ed infine saccheggiò Roma. L'usurpazione ed uccisione dell'imperatore precedente Valentiniano III da parte di Petronio Massimo nello stesso anno fu vista da Genserico come un'invalidazione del trattato di pace del 422.

All'arrivo dei Vandali papa Leone I implorò Genserico di non distruggere la città antica o di uccidere i suoi abitanti. Genserico acconsentì ed entrò dalla Porta Portuense. Petronio Massimo, che era fuggito per non affrontare il signore dei Vandali, fu ucciso dalla folla dei romani appena fuori la città.

Sebbene la storia ricordi il sacco dei Vandali come estremamente brutale (da cui il termine vandalismo per indicare un atto di violenza distruttiva e gratuita), in verità Genserico onorò il suo impegno di non abbattere la sua forza sul popolo romano ed i Vandali non operarono nessuna distruzione degna di nota nella città; essi comunque razziarono l'oro, l'argento e molti altri valori, con un impeto peggiore di quello dei visigoti di Alarico, autori del sacco del 410[1]. Genserico portò inoltre con sé l'imperatrice Licinia Eudossia, vedova di Valentiniano III e le sue figlie compresa Eudocia che sposò il figlio di Genserico Unerico dopo il ritorno a Cartagine. Furono presi in ostaggio anche molti altri personaggi importanti della città, tra cui Gaudenzio, il figlio di Flavio Ezio.

[modifica] Note

  1. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740 pag. 64.

[modifica] Voci correlate


Fonte: Wikipedia. Data: 05/23/12, 9:50 pm

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