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Scuola di via Cavour
Viene definita Scuola romana, o Scuola di via Cavour, un eterogeneo gruppo di artisti di attitudine espressionista, attivo a Roma tra il 1928 e il 1945.[1] Nonostante la definizione acquisita nel tempo, è da tener presente l'oggettiva impossibilità di riscontrarvi il carattere organico di una vera e propria "scuola".[1]
[modifica] La nascita del movimentoNel novembre 1927 Antonietta Raphaël e Mario Mafai vanno ad abitare al n° 325 di via Cavour, in un palazzo umbertino che verrà demolito nel 1930 per fare posto alla nuova "via dell’Impero" (l’odierna "via dei Fori Imperiali"). Una grande stanza dell’appartamento viene adibita a studio. Ricorda Antonietta nel 1971: «Roma da quelle parti era stupenda, tutte piazzette, casette e noi avevamo una casa all’ultimo piano con un terrazzo enorme, meraviglioso, dove mangiavamo, dipingevamo, chiacchieravamo, e di lì c’era quella veduta che faceva rimanere senza fiato.» In poco tempo questa casa studio diventa un luogo di ritrovo per letterati come Enrico Falqui, Giuseppe Ungaretti, Libero de Libero, Leonardo Sinisgalli, Arnaldo Beccaria, Antonino Santangelo, e soprattutto per giovani artisti come Gino Bonichi detto Scipione, Renato Marino Mazzacurati, e Corrado Cagli. [modifica] Contrapposizione alla sensibilità del Ritorno all'ordineSin dall’inizio, questo sodalizio spontaneo di artisti con punto d´incontro nello studio di via Cavour, non sembra unito da veri e propri direttive programmatiche ma piuttosto da amicizia, sintonia di intenti culturali e da una singolare coesione pittorica. Con il loro netto rivolgersi all´espressionismo europeo, si pongono in contrapposizione formale e poetica alla pittura solida, ordinata e dai richiami formali neoclassici del cosiddetto "Ritorno all'ordine"[2] degli anni ’20, che sta caratterizzando soprattutto la sensibilità italiana del primo dopoguerra. La prima identificazione di questo gruppo di artisti è da attribuirsi a Roberto Longhi, che scrive[3]:
e aggiunge:
Longhi adopera questa definizione proprio per indicare il particolare lavoro di questi artisti in senso espressionista e di rottura nei confronti dei movimenti artistici ufficiali, usando queste parole[4]:
In quegli anni usa la definizione di Scuola Romana lo stesso Corrado Cagli[5]. Il suo discorso non si sofferma tanto sull'individuazione dei nomi dei "nuovi pittori romani" che animano questa nuovo movimento. Cagli descrive una sensibilità diffusa, parla di un «Astro di Roma», e precisa quella che è effettivamente la poetica di questi "nuovi Romani":
descrivendo la complessa ed articolata situazione romana, che vede contrapporsi le nuove "sensibilità espressioniste" di questi giovani artisti a quella che Cagli indicava come il Neoclassicismo imperante della corrente Novecento. In particolare, la pittura di questa Scuola di via Cavour sembra proprio prender vita in risposta alle opere d'arte dei più importanti movimenti italiani dell’epoca, come Novecento e Valori Plastici, e dei suoi protagonisti più importanti, come Mario Sironi, Mario Tozzi e Achille Funi, che detenevano l’egemonia sulla cultura figurativa italiana del “Ventennio”. La Scuola romana propone una pittura selvaggia, espressiva, disordinata, violenta dai toni caldi ocra e bruno rossastri. Il rigore formale è soppiantato da una visionarietà nettamente espressionista. Così la definisce Renato Barilli[6]:
Scipione da vita ad una sorta di “espressionismo barocco romano”, in cui spesso compaiono scorci decadenti del centro storico barocco di Roma, popolato da prelati e cardinali, visti con occhio allucinato e fortemente espressivo. Mafai, con una pittura tonale dagli accenti caldi, propone un'immagine della Città eterna di struggente intimismo e di sottile denuncia, rappresentando le demolizioni in atto nella Roma fascista, dettate dalla volontà magniloquente e celebrativa del regime[3][4](come si può vedere, per esempio, in "Demolizione dell’Augusteo" del 1936, della Collezione Giovanardi esposta al Mart di Rovereto, e "Demolizioni di via Giulia", sempre del 1936). [modifica] Seconda stagione della Scuola romanaAnziché esaurirsi nella vicenda dei suoi tre maggiori protagonisti, Scipione, Mafai e la moglie Antonietta Raphaël, la Scuola Romana si prolungò in una eterogenea “seconda stagione”, che si sviluppò dagli anni trenta fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Tra gli epigoni più importatnti, Roberto Melli, Renato Marino Mazzacurati, Guglielmo Janni, e due pittori più isolati, Fausto Pirandello e Ferruccio Ferrazzi, personalità assai eccentriche anche all’interno del già complesso movimento[1]. Altri prosecutori furono i cosiddetti “tonalisti” Corrado Cagli, Emanuele Cavalli, Giuseppe Capogrossi, gravitanti attorno all'attività della "Galleria della Cometa” e che videro nel più anziano Melli un maestro ed un supporto critico[1]. Tra i tardi continuatori, più o meno diretti, che si allinearono soprattutto alle influenze esercitate dalla versatile personalità di Cagli, vi furono anche giovani artisti come Renato Guttuso, i fratelli Afro e Mirko Basaldella, Leoncillo, Toti Scialoja, Pericle Fazzini, Alberto Ziveri[1], Renzo Vespignani e Giovanni Omiccioli. [modifica] Museo della Scuola Romana
La sede del "Casino Nobile" dei Musei di Villa Torlonia, che fanno parte del Sistema dei Musei in Comune di Roma, ospita al 2º piano il Museo della Scuola Romana, che offre uno sguardo d’insieme su questo movimento artistico considerato tra i più interessanti e vitali della ricerca figurativa romana nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale. [modifica] Note
[modifica] Bibliografia
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterniFonte: Wikipedia. Data: 05/23/12, 10:25 pm |
Immagini
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Vides
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Fonte: Youtube. |

































