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Troia
Coordinate: 39°57′27″N 26°14′20″E / 39.9575°N 26.23889°E
Troia (in greco Τροία o Ίλιον e in latino Trōia, Īlium o Īlĭŏn) è un'antica città dell'Asia Minore all'entrata dell'Ellesponto, in Turchia. Fu teatro della guerra di Troia narrata nell'Iliade, che descrive una breve parte dell'assedio (prevalentemente tratta di due mesi del nono anno dell'assedio, secondo la cronologia proposta da Omero), mentre alcune scene della sua distruzione sono raccontate nell'Odissea. Della guerra di Troia si canta in molti poemi epici greci, romani e anche medioevali. Altri poemi ellenici arcaici notevoli sulla guerra di Troia sono i Canti Cipri, le Etiopide, la Piccola Iliade, la Distruzione di Troia e i Ritorni. Il poema latino Eneide inizia descrivendo la distruzione di Troia. La città venne riscoperta nel 1871 da Heinrich Schliemann. Il sito archeologico di Troia è stato proclamato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1998.
[modifica] MitoSecondo il mito, la città fu fondata dai discendenti di Dardano, figlio di Zeus, che secondo la tradizione greca, proveniva dall'isola di Samotracia, mentre nell'Eneide di Virgilio viene ritenuto originario della città etrusca di Corythus (Tarquinia). [modifica] La costruzione delle mura e la prima conquistaLaomedonte, uno dei re di Troia, chiese a Poseidone e ad Apollo di fornire la città di grandi mura, in modo che divenisse inespugnabile. Gli dei fecero quanto pattuito, ma al termine dei lavori Laomedonte si rifiutò di pagare: Poseidone, per vendetta, inondò la campagna distruggendo i raccolti e scatenò un mostro marino che divorò gli abitanti; l'ira del dio, secondo l'oracolo di Zeus Ammone, si sarebbe placata se Laomedonte avesse sacrificato alla bestia la sua figlia Esione. Laomedonte quindi decise di sacrificare la figlia e mentre la ragazza veniva legata ad uno scoglio, giunse al palazzo reale Eracle, che chiese al re cosa stesse succedendo. Questi gli spiegò la situazione, ed Eracle si offrì di uccidere il mostro, ottenendo in cambio i velocissimi cavalli divini che Laomedonte aveva ricevuto in regalo da Zeus. Eracle, giunto alla spiaggia, uccise la creatura e riportò Esione dal padre, reclamando la ricompensa; anche questa volta, però, Laomedonte si rifiutò di saldare. Eracle se ne andò irato, promettendo che sarebbe tornato a vendicarsi. Anni dopo, l'eroe tornò al comando di un esercito, conquistò Troia e uccise Laomedonte. Eracle risparmiò Esione e la diede in sposa a Telamone; un amico del gigante Eracle. Ella volle che Priamo suo fratello fosse liberato. [modifica] Assedio e distruzione
Secondo l'epica omerica, sotto il regno di Priamo, la città fu assediata dalla spedizione achea, al comando di Agamennone, che voleva vendicare il rapimento di Elena da parte di Paride. Dopo dieci anni di assedio, la città cadde grazie allo stratagemma del cavallo di legno ideato da Ulisse. La città fu nuovamente distrutta nel corso della prima guerra mitridatica da un certo Flavio Fimbria, comandante di due legioni romane, il quale secondo Appiano di Alessandria,[1] dopo aver saputo che la città aveva richiesto la protezione di Lucio Cornelio Silla:
[modifica] ArcheologiaNel 1871 Heinrich Schliemann (1822-1890), seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, organizzò una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli. I suoi scavi si concentrarono sulla collina di Hissarlik, dove era avvenuto un precedente scavo archeologico effettuato dalla scuola francese guidata da Calvert, poi interrotta per mancanza di fondi. Qui si trovò di fronte a più strati che corrispondevano a differenti periodi della storia di Troia. Arrivato al secondo strato (a partire dal basso) riportò alla luce un immenso tesoro e pensò di aver scoperto il leggendario tesoro di Priamo narrato nell'Iliade. I suoi ritrovamenti, però, risalivano ad un periodo precedente a quello della Troia omerica, collocata intorno al XIII secolo a.C. In realtà la città narrata nei poemi omerici, si scoprì in seguito, era collocata al sesto strato. Comunque, il tesoro di Priamo resta uno dei più importanti ritrovamenti della storia dell'archeologia. Schliemann lo donò al suo paese natale, la Germania, che lo custodì in un museo di Berlino fino alla Seconda guerra mondiale. Le successive campagne di scavo furono condotte da Wilhelm Dörpfeld (1893-1894) e Carl Blegen (1932-1938). Le ricerche condotte portarono alla scoperta di nove livelli sovrapposti, con varie suddivisioni, datati con l'ausilio dell'analisi degli oggetti rinvenuti e l'esame delle tecniche costruttive utilizzate e dei quali è stato possibile delineare le piante delle ricostruzioni.
L'insediamento decadde con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente. [modifica] Datazione "letteraria" della guerra di TroiaFonti letterarie greche parlano di una distruzione di Troia ad opera greca da collocarsi piuttosto nella fine del XII secolo a.C. Tucidide parla di Agamennone e della guerra di Troia nel II libro delle Storie (par.9), ma la datazione è ricavabile piuttosto dal passo del libro V legato al cosiddetto "discorso dei Meli". Nel dialogo con gli Ateniesi, i Meli sottolineano di essere di tradizione dorica e di essere stati colonizzati dagli Spartani da settecento anni. Siccome l'avvenimento è del 416 a.C. e passano ottant'anni tra la guerra di Troia e la colonizzazione dorica ("ritorno degli Eraclidi"), la data attribuita da Tucidide alla caduta di Troia è il 1196 a.C., cioè il XII secolo a.C. Erodoto ricostruisce una datazione più antica, ma attraverso una ricerca meno storiografica: nel II libro delle Storie (lògos egizio, cap.145) egli sostiene di essere nato quattrocento anni dopo Omero ed Esiodo. La distruzione di Troia è così spostata più indietro: 1350-1250 a.C. Eratostene di Cirene è autore della datazione che, dal III secolo a.C., riscuote maggiore successo. Non essendoci giunte opere complete di questo autore, la sua datazione viene riportata da Dionisio di Alicarnasso nelle Antichità romane, in un passato collegato all'arrivo di Enea in Italia e alla fondazione di Lavinio. Dionisio riporta la data esatta, in termini antichi, della caduta di Troia, che corrisponderebbe all'11 giugno 1184-1182 a.C., ancora XII secolo a.C. Ultima conferma sembra venire dalla Piccola Cosmologia di Democrito di Abdera, filosofo del V secolo a.C. e contemporaneo di Erodoto. Egli dice di aver composto quest'opera 730 anni dopo la distruzione di Troia; essendo vissuto intorno al 450 a.C., la data in questione risulta essere il 1180 a.C. [modifica] Popoli, nazioni, genti e famiglie che pretendevano e pretendono di derivare da TroiaIn passato non era raro che genti, popoli, nazioni, famiglie e uomini importanti cercassero di darsi un'origine nobile. Normalmente era la letteratura antica che forniva gli "agganci" giusti. I letterati, gli scrittori, i poeti - spesso in cerca di gratificazione da parte dei potenti - si sottoponevano volentieri a questo gioco cortigiano di grande importanza anche politica. Nuove dinastie, nuovi regnanti, invasori, cercavano in operazioni del genere la legittimazione dei sudditi (e dei vari gruppi di potere potenzialmente avversi), elemento indispensabile per poter aspirare ad un dominio duraturo. Così moltissimi sono i popoli, le genti, le nazioni, i re e le dinastie che in passato (soprattutto nei secoli post 1000 in cui il panorama politico e sociale europeo è più dinamico) hanno fatto derivare la propria origine genealogica ed "etnica" da Troia:
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate[modifica] Altri progetti[modifica] Collegamenti esterni
Fonte: Wikipedia. Data: 05/24/12, 2:05 am |
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