Viterbo
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Viterbo
comune
Viterbo – Stemma
(dettagli)
La Cattedrale vista dalla loggia del Palazzo dei Papi
La Cattedrale vista dalla loggia del Palazzo dei Papi
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Lazio – stemma Lazio
Provincia Viterbo – stemma Viterbo
Sindaco Giulio Marini (centrodestra) dal 28/04/2008
Territorio
Coordinate 42°25′7″N 12°6′15″E / 42.41861°N 12.10417°E / 42.41861; 12.10417 (Viterbo)Coordinate: 42°25′7″N 12°6′15″E / 42.41861°N 12.10417°E / 42.41861; 12.10417 (Viterbo)
Altitudine 326 m s.l.m.
Superficie 406,29 km²
Abitanti 64 090[1] (30-09-2011)
Densità 157,74 ab./km²
Frazioni Bagnaia, Castel d'Asso, Fastello, Grotte Santo Stefano, La Quercia, Montecalvello, Monterazzano, Roccalvecce, Sant'Angelo di Roccalvecce, San Martino al Cimino, Tobia, Vallebona, Ponte di Cetti
Comuni confinanti Bagnoregio, Bomarzo, Canepina, Caprarola, Celleno, Civitella d'Agliano, Graffignano, Marta, Monte Romano, Montefiascone, Ronciglione, Soriano nel Cimino, Tuscania, Vetralla, Vitorchiano
Altre informazioni
Cod. postale 01100
Prefisso 0761
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 056059
Cod. catastale M082
Targa VT
Cl. sismica zona 2B (sismicità media)
Nome abitanti viterbesi
Patrono Santa Rosa e san Lorenzo martire
Giorno festivo 4 settembre, 10 agosto
Localizzazione
Viterbo è posizionata in Italia
Viterbo
Posizione del comune di Viterbo nell'omonima provincia
Posizione del comune di Viterbo nell'omonima provincia
Sito istituzionale
« Tacendo divenimmo la 've spiccia
fuor della selva un picciol fiumicello,
lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
Quale del Bullicame esce ruscello
che parton poi tra lor le peccatrici,
tal per la rena giù sen giva quello.
Lo fondo suo ed ambo le pendici
fatt'era 'n pietra, e margini dallato »
(Dante Alighieri nomina il Bullicame, sorgennte d'acqua sulfurea di Viterbo, nei vv.76-83 del Canto XIV dell'Inferno)

Viterbo è un comune italiano di 64.090 abitanti capoluogo dell'omonima provincia nel Lazio settentrionale, o Alto Lazio.

Situata sulle prime pendici dei Monti Cimini e distesa a ovest verso la pianura maremmana. La città ha un vasto centro storico di origine medioevale cinto da mura, circondato da quartieri moderni, tranne che a sud-ovest, dove si estendono zone archeologiche e termali (necropoli di Castel d'Asso, sorgente del Bullicame). Viterbo è nota come la "Città dei Papi": nel XIII secolo fu infatti sede pontificia e per circa 24 anni il Palazzo dei Papi di Viterbo ospitò o vi furono eletti vari Papi. Papa Alessandro IV decise nel 1257 il trasferimento della Curia Papale a Viterbo a causa del clima ostile presente a Roma; il soggiorno papale durò fino a quando papa Martino IV, appena eletto (22 febbraio 1281), allontanò definitivamente la corte pontificia da Viterbo. La città è famosa per il trasporto della Macchina di Santa Rosa, tradizionale e spettacolare manifestazione che si svolge ogni anno il 3 settembre in onore della Santa patrona: una struttura alta 30 metri e del peso di 52 quintali, viene portata a spalla da cento uomini, i facchini, per le vie abbuiate della città. A Viterbo hanno sede l'Università della Tuscia, istituita il 18 aprile 1979, il comando nazionale dell'Aviazione dell'Esercito, la Scuola Sottufficiali dell'Esercito e la Scuola Marescialli dell'Aeronautica Militare.

Indice

[modifica] Geografia fisica

[modifica] Clima

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Viterbo.

[modifica] Storia

[modifica] Origini

Si hanno tracce d'insediamenti neolitici ed eneolitici e qualche segno etrusco nella lontana storia di Viterbo, ma molti storici sono portati a credere che nel periodo etrusco l'insediamento non raggiungesse lo stato di vicus, a differenza degli storici quattrocenteschi che supponevano una tetrapoli etrusca, fuorviati dalla sigla FAVL che secondo le teorie di frate Annio, era formata dalle iniziali di quattro villaggi (Fanum, Arbanum, Vetulonia, Longula).

Probabilmente dopo la conquista romana fu costituito in stazione militare, chiamato Castrum Herculis per la presenza in loco di un tempio dedicato all'eroe mitologico (il leone simbolo di Viterbo deriva da questo aneddoto).

La città medievale tuttavia trae origine da un "castrum", una fortificazione longobarda posta al confine tra i loro possessi nella Tuscia e il ducato bizantino di Roma: il colle di San Lorenzo, ricordato nella donazione di Sutri tra i possessi che Liutprando promette alla Chiesa nel 729, fu fortificato nel 773 da Desiderio, nell'ultimo periodo della sua contesa con Carlo Magno. Dell'852 un documento papale che riconosce il Castrum Viterbii proprietà delle terre di San Pietro, mentre Ottone I annovera il castello tra i possessi della Chiesa.

[modifica] Medioevo

Stemmi papali e nobiliari sul Palazzo comunale

Nell'XI secolo l'incremento demografico contribuì alla nascita di nuclei abitativi fuori dal castrum, e, attorno al 1090, a un primo tratto di mura; nel 1099 la scelta dei primi consoli sancisce il passaggio a istituzioni comunali. È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si assicura il possesso di numerosi castelli: in tal senso la protezione di Federico I (presente nella città nel 1162), e il suo riconoscimento del comune viterbese, conferisce legittimità alla sua politica di espansione. Nel 1172 viene distrutta la città di Ferento il cui simbolo (una palma) viene aggiunto a quello di Viterbo (il leone) emblema tuttora vigente, attorno al 1190 viene assediata Corneto (odierna Tarquinia), l'imperatore attacca Roma con l'esercito viterbese. Il districtus del comune aumenta considerevolmente.

Ulteriore elemento che accresce il prestigio e l'importanza politica di Viterbo, è la sua elevazione a cattedra vescovile nel 1192 ai danni di Tuscania, la cui precedente predominanza nella Tuscia romana viene meno.

All'inizio del XIII secolo la città viene inserita nell'orbita papale, soprattutto con il disegno di papa Innocenzo III, che tentò di costituire uno stato territoriale: Viterbo nel 1207 ospitò il Parlamento degli stati della Chiesa. Tuttavia, insofferente per la presenza papale, la città invocò la protezione di Federico II: si apre così fino al 1250 circa un periodo di lotte interne tra guelfi (la famiglia dei Gatti) e ghibellini (i Tignosi). Si inserisce in questo contesto di aspre lotte civili e religiose la vita della più illustre figlia di Viterbo: Santa Rosa da Viterbo, che visse tra il 1233 e il 1251. Si ricordano non solo suoi miracoli in vita e post mortem, ma anche, benché fosse giovanissima morendo ad appena 18 anni, la sua coraggiosa predicazione contro gli eretici e i ghibellini, che animò i viterbesi a resistere contro l'assalto dell'esercito di Federico II.

Il fallito assedio di Federico II nel 1243 con la grande vittoria dei viterbesi, guidati dal cardinale Raniero Capocci, sull'esercito imperiale e il conseguente successo dei Guelfi, sancisce per la seconda metà del XIII secolo la definitiva politica filo-papale: la famiglia dei Gatti monopolizza le cariche municipali e i pontefici scelgono Viterbo come sede papale. L'episodio discriminante, che attira l'attenzione su Viterbo, è l'elezione papale del 1268-1271 che portò Gregorio X al soglio pontificio: i cardinali che dovevano eleggere il successore di Clemente IV si riunivano inutilmente da quasi 20 mesi, quando il popolo viterbese sdegnato di tanto indugio, sotto la guida del Capitano del popolo Raniero Gatti, giunse alla drastica decisione di chiudere a chiave i cardinali nella sala dell'elezione (clausi cum clave), nutrirli a pane e acqua, e scoperchiare il tetto lasciandoli esposti alle intemperie, finché non avessero eletto il nuovo Papa; alla fine i cardinali scelsero il piacentino Tedaldo Visconti, che era arcidiacono di Liegi (quindi neanche prete), ed in quei giorni si trovava in Terra Santa per la nona crociata. Il nuovo papa prese il nome di Gregorio X, (1272), e, vista la bontà della "clausura", stabilì con la costituzione apostolica Ubi Periculum che anche le future elezioni papali avvenissero in una sede chiusa a chiave: era nato il Conclave! Dal 1261 al 1281 in Viterbo si tennero ben cinque conclavi. Nell'ultimo di questi il popolo sobillato da Carlo d'Angiò, irruppe nella sala del Conclave e mise al carcere duro il cardinale Matteo Rubeo Orsini, protodiacono. Il nuovo papa che uscì da questo conclave funestato dall'invasione del popolo viterbese fu un francese, il cardinale Simon de Brion, proprio come voleva Carlo d'Angiò. Martino IV, appena eletto, anziché ringraziare i viterbesi che, mettendo in difficoltà i cardinali della famiglia Orsini, avevano favorito la sua elezione, lancerà sulla città di Viterbo un pesante interdetto e l'abbandonerà in fretta e furia con tutta la corte pontificia, senza peraltro tornare a Roma, come molti auspicavano, ma recandosi a Perugia. Si chiude con questo spiacevole episodio il periodo aureo di Viterbo. I papi non verranno più a risiedere in questo splendido comune dell'alto Lazio, anche se diversi pontefici soggiorneranno comunque in città, talora per periodi piuttosto lunghi; ne sono esempi papa Urbano V,che si fermò a Viterbo alcuni mesi tra il 1367 ed il 1370[2] durante l'infruttuoso tentativo di riportare a Roma la sede papale, e papa Niccolò V, che nel 1454 fece addirittura costruire dal Rossellino in zona Bullicame un bel Palazzo termale (andato purtroppo perduto quasi completamente) per venire in città a curare le sue gravi malattie. Durante la stabile presenza della curia papale a Viterbo, la città aveva raggiunto il suo massimo splendore, sia economico, quale centro posto lungo vie di comunicazione importanti, come la Via Cassia e la Francigena, che architettonico, con l'edificazione di edifici pubblici municipali, torri, chiese nel fiorire dello stile gotico che i cistercensi avevano inaugurato nel luogo con l'Abbazia di San Martino al Cimino.

L'esilio avignonese dei papi contribuì alla decadenza della città e al riaprirsi delle lotte interne. L'effimera ricostituzione del Patrimonio di S. Pietro del cardinale Egidio Albornoz, non impedì ai nobili Gatti e ai prefetti di Vico di imporsi, con istituzioni ormai di tipo signorile, a Viterbo. A metà del Cinquecento la città conobbe un nuovo, ancorché breve, periodo di fervore culturale e spirituale per la presenza del cardinale Reginald Pole, che riuniva a Viterbo il suo celebre circolo, di cui faceva parte, tra gli altri, la marchesa Vittoria Colonna ed alle cui riunioni intervenne spesso Michelangelo.

[modifica] Età moderna

Per Viterbo è un periodo di scarsa vitalità, economica e culturale: dalla fine del XVI secolo la città segue le sorti dello Stato della Chiesa e vede tramontare del tutto la vocazione internazionale che aveva assunto nei secoli del basso medioevo.

Occupata nel 1798 dalle truppe francesi del generale Championnet, intervenuto a difesa della Repubblica romana, si ribellò, imprigionando la guarnigione lasciatavi dai francesi, quando nel mese di novembre le truppe del generale austriaco Mack e del re di Napoli Ferdinando IV di Borbone entrarono in Roma. Cacciate tuttavia queste poco dopo dallo Championnet, Viterbo fu attaccata dalle truppe del generale francese François Étienne Kellermann, al quale dovette arrendersi dopo che il medesimo aveva sconfitto nelle vicinanze i 6.000 uomini dell' emigré francese, Roger de Damas.

Nel 1867, con la colonna garibaldina Acerbi, fu testimone della sfortunata Campagna dell'Agro Romano per la liberazione di Roma, conclusasi a Mentana il 3 novembre con la sconfitta di Garibaldi da parte delle truppe pontificie e francesi.

Con l'unità d'Italia, aggregato quasi tutto il Lazio nella provincia di Roma, Viterbo perse la qualifica di capoluogo, che le fu restituita solo nel 1927 con il riordino delle circoscrizioni provinciali, attuato da Benito Mussolini.

In questa occasione però, aspirava al rango di provincia anche Civitavecchia ma Viterbo riuscì ad avere la meglio, incrementando il proprio territorio e numero di abitanti, sopprimendo e inglobando, con l'aiuto del governo, i comuni di Bagnaia, San Martino al Cimino, Grotte Santo Stefano, ed altri piccoli centri limitrofi. (vedi comuni italiani soppressi).

[modifica] Presenza ebraica

Dal XIII al XVI secolo, Viterbo è stata sede di una comunità ebraica, fino al decreto di espulsione del 1569.

[modifica] Stemma

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stemma di Viterbo.
Il Leone, emblema di Viterbo

Lo stemma civico, riconosciuto con decreto del 19 luglio 1929, ha la seguente blasonatura:

« d'azzurro, al leone leopardito coronato d'oro sopra pianura di verde, accollato ad una palma fruttata di rosso, al naturale, tenente con la branca anteriore destra una bandiera bifida rossa, alla croce d'argento, cantonata di quattro chiavi di argento, poste in palo, con l'ingegno all'insù ed astato di verde »

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] Il Palazzo dei Papi

Loggia del Palazzo dei Papi (dalla Piazza di San Lorenzo)

Il centro di Viterbo offre numerosissime oltre che importanti opere d'arte. La più famosa è certo il Palazzo dei Papi, costruito fra il 1255 e il 1266 sul colle di San Lorenzo per proteggere il pontefice, con la celebre loggia formata in un solo lato da sette archi sorretti da esili colonnine binate che si intrecciano formando una elegante trabeazione. Dalla loggia si entra nella grande Sala del Conclave, teatro della famosa elezione di papa Gregorio X (vedi sopra).

[modifica] Il Duomo di San Lorenzo

La Cattedrale di San Lorenzo

Accanto al Palazzo dei Papi sorge anche il Duomo, dedicato a San Lorenzo. Il Duomo fu eretto in stile romanico nel corso del XII secolo sul terreno ove era sita una piccola chiesa dell'VIII secolo dedicata a San Lorenzo, a sua volta edificata sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Ercole, ma la sua facciata risale solo al 1570, quando fu rifatta in stile rinascimentale su disposizione dell'allora vescovo della diocesi e futuro cardinale Giovanni Francesco Gambara. Il Duomo ha subito notevoli danni durante un bombardamento della città da parte degli alleati nel 1944. Il restauro successivo ha restituito parte della struttura romanica preesistente ai rimaneggiamenti eseguiti durante il periodo barocco. Il campanile trecentesco è formato nella parte alta da strati segnati da doppie bifore e da fasce policrome orizzontali.
Lo spazio interno è articolato in tre navate separate da due file di colonne culminanti in eleganti capitelli. Il pavimento è in stile cosmatesco. Nella zona absidale della navata sinistra vi è il sepolcro di papa Giovanni XXI (†1277) e poco distante è sita una pregevole tavola del XII secolo raffigurante la Madonna della carbonara di stile bizantino.[3] La leggenda dice che nella chiesa sia stato sepolto anche papa Alessandro IV (†1261), ma che la sua salma sia stata spostata successivamente in luogo segreto, ma sempre nella chiesa, per sottrarla a violazioni da parte dei suoi nemici.[4]

[modifica] La città medievale

Poco distante da piazza del Duomo si estende il vecchio quartiere medievale, conservato quasi integro, di San Pellegrino: qui si incontrano numerose case dotate di profferlo, la scala a vista tipica dell'architettura viterbese. Interessante anche la piazza del Plebiscito, meglio conosciuta dai Viterbesi come "Piazza del Comune" dove hanno sede il Municipio e la Prefettura. Alla fine del Corso, in cima alla salita che parte da Piazza Verdi, sorge la chiesa di Santa Rosa, edificata su una piccola altura accanto alla cosiddetta "Casa della Patrona di Viterbo". Degni di menzione anche la Piazza della Rocca, Piazza Fontana Grande, la torre del Branca detta della Bella Galliana vicino alla Porta Faul, le mura con le 2 porte principali (Porta Romana e Porta Fiorentina). Antichissima è la chiesa di San Silvestro.

Il trittico posto nell'abside della navata sinistra della chiesa di Santa Maria Nuova

La chiesa di Santa Maria Nuova è una delle più antiche di Viterbo: risale, infatti, al 1080. Fu edificata sui resti di un tempio dedicato a Giove Cimino, la cui testa scolpita (che molti credettero in passato raffigurasse Gesù) si sporge sopra il portale. In un angolo esterno dell'edificio, figura un pulpito in pietra cui si accedeva tramite una scala di legno. Da esso, secondo la leggenda, avrebbe predicato, nel 1266, San Tommaso d'Aquino: in realtà le ridottissime dimensioni del pulpito non risultano compatibili con la ben nota mole del grande santo domenicano, il cui ciclo di prediche del 1266, voluto da papa Clemente IV, si tenne con ogni probabilità dentro la chiesa. All'interno è conservata una collezione di pittura viterbese del periodo che va dal XIV al XVI secolo. Nella navata di sinistra, in fondo, si trova un pregevole trittico bizantino del 1180 di cuoio che raffigura il Cristo. Le navate laterali presentano un soffitto retto da capriate lignee e decorato da formelle in ceramica. Nel Battistero da notare l'affresco con i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo, di Antonio del Massaro da Viterbo, detto il Pastura, affine per alcuni aspetti ad Antoniazzo Romano e per altri al Perugino. A un lato dell'altare maggiore, è posto un ingresso all'antica cripta paleocristiana. Una scala posta all'esterno dell'abside conduce ad un chiostro, erroneamente definito "longobardo". Il chiostro è rimasto sepolto e sconosciuto fino agli anni ottanta (non esistevano riferimenti o testimonianze che ne suggerissero l'esistenza), finché il crollo di un'ala del refettorio non ha condotto alla sua scoperta.

Il chiostro longobardo di Santa Maria Nuova

Fuori dal centro ma sempre nel territorio comunale importantissima è la Necropoli di Castel d'Asso, la prima ad essere scoperta cronologicamente, e si suppone a suo tempo la più vasta. A due chilometri da Viterbo, uno dei più notevoli esempi di arte rinascimentale italiana: la Basilica della Madonna della Quercia, primo monumento nazionale viterbese; sulla facciata maestosa si possono ammirare tre lunette di Andrea della Robbia, all'interno della chiesa pitture di fra Bartolomeo della Porta, soffitto a cassettoni della navata centrale, progettato da Antonio da Sangallo il Giovane, tempietto di Andrea Bregno. Nella frazione di Bagnaia importantissima è la Villa Lante, definita dal Sitwell: One of the most beatiful places in the world.[5]

Particolari della città sono anche le numerose gallerie sotterranee scavate nel tufo, che mettono in comunicazione gran parte degli edifici del centro storico. Oggi sono utilizzate come cantine; sono state utilizzate ancora nella seconda guerra mondiale come rifugio della popolazione durante i bombardamenti aerei che colpirono duramente la città nel 1943-44.

Da non dimenticare infine il grandioso Presepe, oggi presso il Museo Civico, opera del pittore viterbese del XV secolo Antonio del Massaro, detto il Pastura.

[modifica] Chiese di Viterbo

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Gemellaggi

Viterbo è gemellata con le seguenti città:

[modifica] Cultura

[modifica] Musei

[modifica] Eventi

  • 25 marzo, Fiera dell'Annunziata.
  • Maggio: San Pellegrino in Fiore, dove il quartiere medievale viene totalmente ricoperto di fiori e piante.
  • Fine giugno/inizio luglio Caffeina Cultura-Festival culturale
  • Giugno/luglio: Tuscia Film Fest, manifestazione dedicata al cinema italiano.
  • Primavera\estate: Festival Barocco, rassegna internazionale di musica classica.
  • 4 settembre festa di Santa Rosa, com-patrona della Città. La sera precedente, il 3 settembre, avviene il trasporto della Macchina di Santa Rosa, imponente costruzione votiva trasportata dai Facchini di Santa Rosa.
  • Settembre Viterbese, un mese di festeggiamenti e eventi.

[modifica] Personalità legate a Viterbo


[modifica] Economia

La città vive di un'economia prevalentemente terziaria: oltre ad essere capoluogo di provincia, è sede universitaria, sede militare del Comando dell'Aviazione dell'Esercito (AVES) e relativo Centro di addestramento, nonché della Scuola Sottufficiali Esercito (SSE, ex Scuola Allievi Sottufficiali - SAS) e della Scuola Marescialli Aeronautica Militare (SMAM).

[modifica] Infrastrutture e trasporti

  • Il collegamento ferroviario con Roma è assicurato dalla linea FR3 Viterbo-Capranica-Roma. Ad oggi i tempi di percorrenza via treno tra Viterbo e Roma Ostiense, stazione di fine corsa, sono di circa 1 ora e 40 minuti per 80 chilometri di percorso. Ciò è dovuto alla presenza di numerose fermate lungo la ferrovia: dopo Viterbo Porta Romana, ci si ferma a Tre Croci, Vetralla, Capranica, Oriolo, Manziana-Canale Monterano, Bracciano, Vigna di Valle, Anguillara, Cesano di Roma, Olgiata, La Storta, La Giustiniana, Ipogeo degli Ottavi, Ottavia, Roma S.Filippo Neri, Roma Monte Mario, Gemelli, Roma Balduina, Appiano, Valle Aurelia, Roma S.Pietro, Quattro Venti e Roma Trastevere, prima di arrivare finalmente a Roma Ostiense. Solo due semidiretti e un diretto saltano molte delle fermate urbane romane. Nell'ultimo anno si è cercato di velocizzare le corse sopprimendo la fermata di Vigna di Valle per quasi tutti i treni per/da Viterbo e affidandola ai Roma-Bracciano, ma ancora c'è molto da fare. Di importanza locale è la ferrovia per Attigliano-Orte, che collega Viterbo, Montefiascone, Grotte S.Stefano, Sipicciano e Attigliano-Bomarzo con la stazione di Orte. Su questa linea transitano anche tre coppie di diretti per Roma Termini via direttissima Orte-Settebagni. Viterbo è collegata a Roma anche attraverso la Ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo che si allaccia direttamente al sistema metropolitano della capitale (inizia a Roma da Piazzale Flaminio e termina a Viterbo su Viale Trieste). La ferrovia è gestita dall'ATAC. I tempi di percorrenza sono addirittura di 2h 40' tra Viterbo e Flaminio.
  • I trasporti pubblici urbani sono gestiti dalla società Francigena. I vari quartieri di Viterbo sono serviti da 15 linee di autobus che si dirigono anche verso le frazioni limitrofe al comune. Per gli spostamenti attraverso la regione sempre via autobus, la città è collegata con Roma e con i paesi limitrofi attraverso il servizio della COTRAL.
  • Il collegamento su strada con Roma è assicurato dalla via Cassia. È stato inoltre realizzato un raccordo a doppia corsia con il casello autostradale di Orte, in procinto di essere prolungato fino a Civitavecchia, collegando così la città portuale, Viterbo, Terni e Rieti. Per cui la città, più che con la capitale, ha preferito un migliore collegamento con la vicina Umbria.
  • A pochi chilometri è presente uno scalo aeroportuale, attualmente solo militare e per aviazione leggera, ma che è stato designato come futuro terzo aeroporto civile del Lazio.[6], con la prospettiva di sostituire integralmente lo scalo di Ciampino. Sono in corso vivaci attività politiche e amministrative preliminari, che dovrebbero portare in tempi non lunghissimi all'apertura dei lavori di costruzione. Preliminare alla costruzione dell'aeroporto, è considerata la realizzazione di migliori infrastrutture.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Giulio Marini (centrodestra) dal 28/04/2008 (1º mandato)

  • Comune: via F. Ascenzi, 1 - 01100 Viterbo
  • URP: Piazza del Plebiscito, 14

[modifica] Amministrazioni precedenti

Periodo Primo Cittadino Partito Carica Note
1989 1995 Giuseppe Fioroni Democrazia Cristiana poi Partito Popolare Italiano Sindaco
1995 1999 Marcello Meroi centrodestra Sindaco
1999 2004 Giancarlo Gabbianelli centrodestra Sindaco
2004 26 febbraio 2008 Giancarlo Gabbianelli centrodestra Sindaco
27 febbraio 2008 30 aprile 2008 Giovanna Menghini Commissario prefettizio
30 aprile 2008 in carica Giulio Marini centrodestra Sindaco



[modifica] Sport

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Bibliografia

  • Touring Club Italiano, Lazio, Touring Editore s.r.l., Milano, 2007 ISBN 88-365-2917-8
  • Francesco Mecucci, Viterbo, Ed. laborintus Graphics & Editors, Viterbo, 2004
  • Giovanni Faperdue, "Viterbo in Posa", Viterbo 2007
  • Giovanni Faperdue, "Il Tesoro dei Viterbesi", Viterbo 2001
  • Giovanni Faperdue, "Racconti Viterbesi", Grotte di Castro 2006
  • Giovanni Faperdue, "La Santa dei Viterbesi", Grotte di Castro 2002
  • Giovanni Faperdue, "I Conclavi Viterbesi", Grotte di Castro 2004
  • Giovanni Faperdue, "Le Nobiltà dei Viterbesi", Grotte di Castro, 2003
  • Giovanni Faperdue, "Ferento Cartagine dei Viterbesi", Grotte di Castro, 2005
  • Giovanni Faperdue, "Dante è tornato al Bullicame", Viterbo 2009
  • Francesco Mattioli, "Dentro Viterbo", Roma-Acireale 2010
  • Saccarello, Roberto, "Papi e antipapi a Viterbo, Aula speciale della Chiesa Romana" Viterbo, Ed. Araldiche, 2009

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2011.
  2. ^ Urbano V alternò il soggiorno a Viterbo con quello nella vicina Montefiascone.
  3. ^ In realtà nella chiesa cattedrale è esposta una copia della tavola, mentre l'originale è custodito nell'adiacente Museo del Colle
  4. ^ Francesco Mecucci, Viterbo, pag. 36
  5. ^ Sacheverell Sitwell, Great Houses of Europe, George Weidenfeld and Nicolson Ltd., Londra, ISBN 0-600-33843-6
  6. ^ Nel novembre 2007 il Governo ha scelto Viterbo come terzo polo aeroportuale per il LazioAtti della Camera dei Deputati. 10.12.2007. URL consultato il 23.05.2008.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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Fonte: Wikipedia. Data: 05/24/12, 3:13 am

Immagini
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